Quello strano esperimento che va a modificare il passato…

E’ possibile modificare il passato? Probabilmente chiunque, di fronte a questa domanda, risponderebbe di no. Esiste invece un esperimento di fisica quantistica che dimostra che questo è possibile, e se vuoi saperne di più non ti rimane che leggere fino in fondo questo articolo…

Probabilmente tutti avete già sentito parlare dell’esperimento delle due fessure. In quell’esperimento si facevano passare delle particelle attraverso un pannello su cui erano state aperte due fessure (nell’esperimento originale ideato da T. Young nel 1802 veniva usata la luce di una candela, ma poi l’esperimento fu ripetuto un secolo più tardi utilizzando diverse particelle, tra cui elettroni), e in base alla figura che si formava sulla parete in fondo si poteva dedurre se i fotoni si stavano comportando come particelle, oppure come onde. Questa immagine illustra come fu eseguito l’esperimento da Young:

Normalmente sulla parete di fondo si formano diverse bande più chiare (non solo due come ci si aspetterebbe), e questo dimostra il fatto che le particelle utilizzate si comportano come onde quando non vengono osservate.
Non sto qui a spiegare il perché di questo, ma chi volesse saperne di più può trovare su Internet molte pagine che ne parlano in modo più o meno approfondito (p.es. su Wikipedia).

Gli scienziati scoprirono che, nel momento in cui si pone un sensore prima di una delle due fessure, in modo da poter “osservare” quali elettroni passano per quella fessura, la figura proiettata sulla parete cambia, mostrando solo due bande più chiare, a dimostrazione del fatto che gli elettroni, quando osservati, si comportano non più come onde, ma come particelle.

Fin qui tutto nella norma, perché questo esperimento è stato eseguito innumerevoli volte usando elettroni, fotoni, protoni, ecc. e sempre ottenendo lo stesso identico risultato, il che dimostra in modo inconfutabile che una particella si comporta come tale solo quando viene osservata.

Le cose divennero davvero strane quando, in seguito ad un’idea del fisico J. A. Wheeler elaborata nel 1978, alcuni scienziati dell’Australian National University provarono ad indagare ulteriormente il fenomeno, eseguendo il cosiddetto esperimento di scelta ritardata, attraverso il quale si cercò di capire in che modo, ma soprattutto quando, l’osservatore influenza il comportamento della particella che sta osservando.

L’unica differenza rispetto al precedente esperimento, era che in questa seconda versione il sensore non venne più messo prima della fessura, bensì dopo. Questo vuol dire che la particella, nel momento in cui passa per la fessura, non può sapere se una volta al di là verrà osservata. Ebbene, anche in questo caso la figura che appariva sulla parete di fondo era costituita da due sole bande più chiare, ad indicare quindi che l’elettrone si era comportato come particella. Ma cosa c’entra questo con il tempo?

C’entra eccome, perché per poter far comparire le due bande più chiare sulla parete di fondo, gli elettroni avrebbero dovuto passare le due fessure come “particelle”. Ma dal primo esperimento sappiamo con certezza che quando non osservati, gli elettroni si comportano come onde. In questo secondo esperimento, quindi, dato che il sensore veniva posto dopo le fessure, gli elettroni prendevano comunque la decisione di passare come particelle, come se sapessero in anticipo che al di là delle fessure sarebbero stati osservati.

Praticamente, è come se l’elettrone, una volta davanti al sensore, riuscisse ad avvisare in qualche modo se stesso nel passato, facendo in modo che potesse cambiare il suo comportamento.

Per fare un’analogia, è come se, percorrendo una strada con un’automobile, dopo essere passati davanti a un autovelox, avvisassimo noi stessi nel passato della presenza di quell’autovelox, affinché potessimo sollevare in tempo il piede dall’acceleratore.

Il passato è modificabile?

E’ quindi possibile influire in qualche modo sul nostro passato? Sembrerebbe di sì, e l’esperimento condotto nell’Australian National University lo dimostra. Ma dato che noi non ci accontentiamo delle apparenze, cerchiamo di comprendere davvero cosa questo esperimento ci dimostrerebbe.

Naturalmente non è possibile “avvisare” se stessi nel passato di qualcosa che accade nel presente. Probabilmente per comprendere questo esperimento bisogna uscire dai normali canoni con i quali siamo abituati a ragionare, iniziando a mettere in discussione quello che crediamo di sapere sulla realtà, e in particolare sul tempo.

Questo esperimento è forse la dimostrazione pratica del fatto che il tempo è solo un’illusione, e che quindi esiste solo il presente, il qui e ora. Il passato e il futuro sono solo nostre supposizioni errate su come funziona il mondo. Ambedue questi concetti non hanno alcunché di reale, sono solo costruzioni mentali, e in quanto tali esistono solo all’interno della nostra mente.

Come possiamo spiegare quindi l’esperimento a scelta ritardata che abbiamo appena descritto? Lo possiamo fare solo se smontiamo quello che crediamo sulla legge di causa-effetto. Abbiamo sempre creduto fino ad ora che il passato determini in modo irreversibile il presente, nel senso che qualcosa è come appare perché nel suo passato sono accaduti degli eventi che ne hanno determinato lo stato attuale. Questo esperimento ribalta del tutto questo concetto, perché siamo di fronte alla dimostrazione che l’intero passato viene in realtà determinato dal presente. In altre parole, ogni qual volta si effettua un’osservazione, si va a determinare non solo lo stato attuale dell’oggetto osservato, ma si determina anche il suo passato apparente. Ma quale passato viene scelto tra gli infiniti possibili? Naturalmente quello che giustifica ciò che si sta osservando.

E’ come se ad ogni osservazione si entrasse in un universo parallelo, dotato del proprio presente (determinato dall’osservazione effettuata), e del corrispondente passato che va a giustificare quel presente.

Ma questa conclusione non può che essere l’unica plausibile, partendo dal presupposto che tutto ciò che esiste è il qui e ora. Tutto il resto è solo frutto di un’illusione, determinata da ciò che accade nel qui e ora percepito.

Cambia la tua visione del mondo, e il mondo cambia.

Qual è la conclusione a cui si giunge? Il mondo non funziona come abbiamo da sempre creduto, e la fisica quantistica può rappresentare la strada per evadere dalla gabbia mentale dentro cui siamo vissuti fino ad oggi, fatta di false credenze e limitazioni. La comprensione di quella che è la Realtà Ultima ci permette di vedere il mondo con altri occhi, e dato che siamo noi a crearlo, quel mondo appare esattamente come crediamo debba apparire. Questo vuol dire che una diversa visione della realtà non può che modificare il modo in cui quella realtà si manifesta.

Questi, e tanti altri paradossi vengono spiegati in dettaglio nel mio ultimo libro “La Realtà Ultima“, alla lettura del quale vi rimando per saperne di più sul modo in cui la fisica quantistica sta rivoluzionando la visione che abbiamo del mondo.

Paolo Marrone


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Informazioni su Paolo Marrone

Da anni si occupa dello studio delle vere leggi dell’Universo, attraverso la riscoperta dei profondi legami esistenti tra le antiche dottrine orientali e le più recenti scoperte nel campo della fisica quantistica. Ha intrapreso da tempo un percorso di crescita personale attraverso la partecipazione a scuole dei migliori coach a livello mondiale, come la School of Enlightenment di Ramtha, la Mastery University di Anthony Robbins e il Quantum Leap di T. Harv Eker, solo per citare le più importanti, e ama condividere le sue scoperte e le sue riflessioni su questo blog. E’ anche co-autore di “La via della Creazione Consapevole” e autore de "Il monaco che non aveva un passato".
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