Quantino era un bambino curioso. Curioso davvero.
Quando vedeva una formica, voleva sapere dove andava. Quando guardava una stella, voleva sapere quanto era lontana. Quando trovava una scatola chiusa, doveva assolutamente scoprire cosa c’era dentro.
Un pomeriggio stava giocando a nascondino con i suoi amici Lina, Leo e Nina.
«Conto io!» gridò Leo, coprendosi gli occhi.
«Uno… due… tre…»
Quantino corse lungo il corridoio, cercando un posto dove nascondersi. Aprì un armadio.
Troppo piccolo. Si infilò dietro una tenda.
Troppo facile. Poi notò qualcosa che non aveva mai visto prima.
In fondo al corridoio c’era una porta.
Era stretta, scura e lucida. Al centro aveva una serratura stranissima, fatta a forma di Q.
Quantino trattenne il fiato.
«Quella porta non c’era ieri…» sussurrò.
Si avvicinò piano. Nel taschino aveva una vecchia chiave trovata quella mattina in una scatola del bisnonno.
Anche quella era fatta a forma di Q.
Il cuore gli fece bum bum bum.
Infilò la chiave nella serratura.
Girò.
Clac.
La porta si aprì con un lungo scricchiolio.
Quantino entrò.
Subito dopo arrivarono anche Lina, Leo e Nina, che avevano smesso di nascondersi appena avevano visto quella porta misteriosa.
«Dove siamo?» chiese Nina.
La stanza era piena di oggetti strani e colorati. C’erano libri altissimi, lampade storte, cuscini morbidi, fiori luminosi, quadri appesi storti e giocattoli mai visti.
Al centro c’era un tavolino.
Sul tavolino c’era una scatola di legno.
Sopra la scatola c’era una lente di ingrandimento.
Quantino la prese.
«Secondo me serve per trovare un messaggio segreto» disse.
Aprì la scatola. Dentro c’era un foglio bianco. Al centro del foglio era disegnata una grande lettera Q.
Quantino avvicinò la lente.
All’improvviso una vocina sottile disse:
«Finalmente!»
Quantino fece un salto.
«Chi ha parlato?»
«Io!» rispose la voce.
Sulla lettera Q c’era un esserino minuscolo, con un cappello a punta, una barba rossa e due occhi furbi come scintille.
«Mi chiamo Quark» disse inchinandosi. «Sono uno gnomo quantistico.»
Leo spalancò la bocca.
«Uno gnomo… che cosa?»
«Quantistico» ripeté Quark. «Vengo dal mondo dell’infinitamente piccolo, dove le cose non sono sempre come sembrano.»
Lina si avvicinò alla lente.
«E questa stanza cos’è?»
Quark sorrise.
«È l’esperimento del bisnonno di Quantino. Lui voleva mostrare una cosa importantissima: a volte le cose appaiono solo quando qualcuno le osserva davvero.»
I quattro amici si guardarono.
«Non ho capito» disse Nina.
«Allora guardate bene.»
Quark batté le mani.
Puff!
Tutti gli oggetti sparirono.
I quadri. Le lampade. I libri. I fiori. I cuscini.
Tutto.
La stanza diventò vuota.
«Ehi!» gridò Leo. «Dove sono finite le cose?»
«Non sono finite da nessuna parte» disse Quark. «Sono possibilità. Per farle apparire dovete osservarle.»
«Ma come si osserva una cosa che non si vede?» chiese Quantino.
«Con attenzione» rispose Quark. «E con un pizzico di fiducia. Guardate la parete davanti a voi. Lì c’è un quadro.»
I bambini fissarono la parete.
Per un istante non accadde nulla.
Poi…
Zip!
Un quadro apparve sul muro. Rappresentava un prato pieno di farfalle azzurre.
«Wow!» disse Lina.
«Ora guardate a destra» continuò Quark. «Lì c’è una lampada.»
I bambini si voltarono.
Zip!
Su un comodino apparve una lampada a forma di luna.
«Ancora!» gridò Leo.
Quark rise.
«Guardate vicino al tappeto.»
Zip!
Apparve un cuscino rosso.
«Sopra lo scaffale.»
Zip!
Apparve un libro dorato.
«Accanto alla finestra.»
Zip!
Apparve un fiore che cambiava colore a ogni respiro.
Quantino sentì un brivido di meraviglia.
«Quindi il nostro sguardo fa apparire le cose?»
«Non proprio lo sguardo» disse Quark. «L’attenzione. Quando date attenzione a qualcosa, quella cosa diventa più forte nel vostro mondo.»
Poi indicò la parete dietro di loro.
«Adesso proviamo con qualcosa di più grande.»
«Più grande di un fiore magico?» chiese Nina.
«Molto più grande.»
Quark abbassò la voce.
«Dietro di voi c’è una porta.»
I bambini si girarono lentamente.
All’inizio c’era solo il muro.
Poi il muro tremò.
Una linea luminosa apparve dall’alto verso il basso.
La linea diventò una fessura.
La fessura diventò una porta.
Era alta, blu, con una maniglia dorata che brillava come il sole.
«Dove porta?» chiese Quantino.
Quark sorrise.
«Nel mondo delle infinite possibilità.»
Nessuno parlò.
Anche Leo, che di solito faceva il coraggioso, rimase zitto.
«Lì le cose cambiano con l’immaginazione» spiegò Quark. «Potete volare, nuotare come sirene, parlare con gli animali, correre più veloci del vento. Ma dovete ricordare una cosa: ciò che immaginate con forza prende forma.»
Quantino guardò i suoi amici.
«Io voglio andare.»
Lina deglutì.
«Anch’io.»
«Io pure» disse Leo, anche se la voce gli tremava un po’.
Nina sorrise.
«Andiamo tutti insieme.»
Quantino afferrò la maniglia.
La porta si aprì.
Dietro c’era un tunnel luminoso. Cambiava colore ogni secondo: blu, verde, oro, viola. Sembrava vivo.
Quark saltò dentro per primo.
«Seguitemi!»
I quattro amici entrarono.
Il tunnel li trascinò in avanti come uno scivolo di luce. Giravano, ridevano, urlavano. Le pareti brillavano. Nell’aria c’erano suoni strani, come campanelli, onde del mare e risate lontane.
Poi tutto si fermò.
Davanti a loro si aprì un mondo meraviglioso.
Il cielo era azzurro. Le nuvole sembravano zucchero filato. Il prato era verde e morbido. I fiori cantavano piano. Un lago limpido brillava poco lontano, e in fondo alla valle c’era una foresta piena di alberi altissimi.
«Benvenuti» disse Quark. «Questo è il mondo delle infinite possibilità.»
Quantino fece un passo avanti.
«E cosa possiamo fare?»
«Provate a immaginare.»
Quantino chiuse gli occhi.
«Vorrei volare come un uccello.»
Subito le sue braccia diventarono ali leggere.
«Ehi!» gridò.
Si sollevò da terra.
Volava!
Lina rise.
«Allora io voglio nuotare come una sirena!»
Splash!
Le sue gambe diventarono una coda argentata, e lei si tuffò nel lago.
Leo alzò il mento.
«Io voglio correre come un leone!»
In un lampo ebbe una criniera morbida e zampe forti. Partì nella foresta più veloce del vento.
Nina guardò un coniglietto viola che la fissava dal prato.
«Io vorrei parlare con gli animali.»
Il coniglietto mosse il naso.
«Era ora!» disse.
Nina scoppiò a ridere.
Per un po’ fecero tutto quello che riuscivano a immaginare.
Quantino volò sopra le nuvole.
Lina nuotò con pesci d’argento.
Leo corse tra alberi che si spostavano per lasciarlo passare.
Nina chiacchierò con un gufo, tre scoiattoli e una tartaruga molto saggia.
Poi costruirono insieme un castello di cristallo.
Poi lo trasformarono in una nave volante.
Poi fecero piovere caramelle.
Poi crearono una montagna di gelato alla fragola.
«Questo posto è fantastico!» gridò Leo.
«Sì» disse Quark. «Ma ricordate: l’immaginazione è un grande potere. E un grande potere va usato con attenzione.»
Quantino annuì.
Stava per inventare un drago gentile quando, all’improvviso, sentì qualcosa dentro il petto.
Una piccola nostalgia.
Pensò alla sua casa.
Alla sua stanza.
Alla mamma che lo chiamava per la merenda.
Anche Lina smise di ridere.
«Mi manca casa.»
«Anche a me» disse Nina.
Leo tornò normale e si grattò la testa.
«Forse il mondo delle possibilità è bellissimo… ma anche il nostro mondo non è niente male.»
Quark li guardò con dolcezza.
«Allora avete imparato la cosa più importante.»
«Quale?» chiese Quantino.
«Che non bisogna scappare dal proprio mondo per renderlo magico. Bisogna imparare a guardarlo in modo nuovo.»
Quantino sorrise.
«Possiamo tornare?»
«Certo. Vi basta immaginare la porta.»
I quattro amici chiusero gli occhi.
Pensarono alla porta blu.
Alla maniglia dorata.
Al tunnel luminoso.
La desiderarono con tutto il cuore.
Zip!
La porta apparve davanti a loro.
Quark salì sulla spalla di Quantino.
«Avete fatto un ottimo viaggio» disse.
«Vieni con noi?» chiese Nina.
Lo gnomo scosse la testa.
«Io resto qui. Ma voi sapete dove trovarmi.»
«Nella stanza misteriosa?»
Quark sorrise.
«Nella vostra immaginazione.»
I bambini lo abbracciarono con un dito, uno alla volta.
Poi attraversarono la porta.
Il tunnel li riprese tra le sue luci. Girò, brillò, cantò.
E in un attimo si ritrovarono nella stanza misteriosa.
Tutto era come prima: i libri, le lampade, i cuscini, i fiori, il tavolino, la scatola di legno.
Quantino cercò subito la chiave a forma di Q.
«Dobbiamo chiudere la porta» disse. «È un segreto.»
Frugò in tasca.
Niente.
Frugò nell’altra.
Niente.
Poi trovò un piccolo foglietto piegato.
Lo aprì.
C’era scritto:
“D’ora in poi questa porta non può più essere chiusa.
Perché anche il vostro mondo è un mondo di infinite possibilità.
Ma dovete crederci per riuscire a vederlo.
Ricordate: la vostra immaginazione è una chiave.
Usatela bene.
Con affetto,
il vostro piccolo amico Quark.”
Quantino lesse il biglietto ad alta voce.
Nessuno parlò per qualche secondo.
Poi Lina sorrise.
«Allora non è finita.»
«No» disse Quantino. «È appena cominciata.»
Uscirono dalla stanza e tornarono a giocare a nascondino.
Leo ricominciò a contare.
«Uno… due… tre…»
Quantino corse a nascondersi, ma questa volta guardò il corridoio in modo diverso.
Forse ogni porta poteva nascondere un mondo.
Forse ogni pensiero poteva accendere una luce.
Forse anche la realtà più normale era piena di magia.
Bastava saperla osservare.
E Quantino, da quel giorno, non smise mai più di farlo.
Paolo Marrone
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