La fisica quantistica, quando smette di essere un linguaggio riservato agli addetti ai lavori e diventa uno specchio attraverso cui osservare l’esistenza, ci lascia un’indicazione tanto semplice quanto destabilizzante: il mondo non è fatto di oggetti, ma di eventi. Questa affermazione, che a prima vista può sembrare solo una curiosità teorica, diventa in realtà una chiave di lettura potentissima quando viene portata nella vita quotidiana, perché scardina il modo abituale con cui interpretiamo ciò che viviamo e, soprattutto, il modo con cui ci relazioniamo ai nostri desideri, alle nostre aspettative e alle nostre continue richieste all’universo.
Siamo cresciuti immersi in una visione del mondo costruita sugli oggetti, al punto che ci risulta quasi impossibile pensare in modo diverso. Pensiamo per cose, misuriamo per cose, valutiamo per cose, desideriamo per cose. Una casa, una relazione, un lavoro, un titolo, un riconoscimento, un traguardo da raggiungere. La mente è stata addestrata a credere che la felicità, la sicurezza e il senso della vita passino necessariamente dall’ottenere e dal trattenere qualcosa di definito, stabile, identificabile, qualcosa che possiamo indicare, mostrare o possedere. Eppure, se osserviamo con maggiore attenzione e senza dare nulla per scontato, ci accorgiamo che ciò che chiamiamo “oggetto” è solo una comoda etichetta concettuale che appoggiamo sopra una sequenza di eventi che si ripetono nel tempo.
Eventi, nient’altro che eventi
Un oggetto “appare” solo quando lo si osserva. L’atto di osservazione è un evento, in seguito al quale noi “assumiamo” l’esistenza di un oggetto osservato e di un soggetto osservatore. Ma si tratta solo di un’assunzione di qualcosa che non esiste. Esiste solo l’osservazione, o meglio, la “percezione”, che altro non è che un’esperienza.
La casa, ad esempio, non è un oggetto in sé, ma l’insieme degli eventi che chiamiamo abitare, tornare, riposare, sentirsi accolti o, a volte, sentirsi soffocati. Il lavoro non è qualcosa che possediamo, ma una catena di eventi fatta di azioni, decisioni, incontri, aspettative, delusioni, entusiasmi e stanchezze. Persino una relazione, che spesso viviamo come qualcosa da conquistare, da difendere o da non perdere, non è una “persona” in senso assoluto, ma l’evento continuo dell’incontro, dello scambio emotivo, del rispecchiamento reciproco, del conflitto, della vicinanza e della distanza.
Dal punto di vista dell’universo, tutto questo non è composto da oggetti separati che esistono di per sé, ma da eventi che accadono all’interno di un flusso continuo. Ed è qui che si apre una comprensione più profonda, perché ogni evento porta inevitabilmente con sé un’esperienza, ogni esperienza genera un’emozione e ogni emozione, se realmente vissuta e non evitata, si deposita nella Coscienza sotto forma di conoscenza. Non si tratta di una conoscenza teorica, mentale o concettuale, ma di una conoscenza incarnata, vissuta, che modifica il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e la realtà nel suo insieme.
Questo è il vero processo evolutivo dell’essere umano, anche se spesso lo confondiamo con l’accumulo di informazioni, con il miglioramento personale o con l’idea di dover diventare “qualcosa di più” rispetto a ciò che siamo ora. In realtà, non evolvi perché sai di più, ma perché senti di più, perché attraversi esperienze che ti toccano nel profondo, che ti mettono in crisi, che ti costringono a guardarti senza filtri. Tutto ciò che non passa attraverso l’esperienza diretta rimane superficiale, per quanto possa apparire affascinante, logico o spirituale alla mente. Può essere spiegato, discusso, condiviso e persino insegnato, ma non cambia lo stato interno da cui vivi la tua vita.
È per questo motivo che l’universo non può darti oggetti, per quanto tu li desideri, li immagini o li invochi con convinzione. Non perché esista una forza ostile, distratta o indifferente alle tue richieste, ma perché stai parlando un linguaggio che l’universo non utilizza. L’universo risponde solo attraverso eventi, perché solo gli eventi generano esperienze e solo le esperienze permettono alla Coscienza di conoscersi attraverso di te.
L’esperienza come potente strumento evolutivo
Quando chiedi sicurezza, ad esempio, non arriva un oggetto chiamato sicurezza, ma una serie di eventi che mettono in discussione le tue certezze, che ti espongono all’incertezza, finché non scopri che la stabilità non dipende da ciò che possiedi, ma dal rapporto che hai con il cambiamento. Quando chiedi amore, non arriva una persona come soluzione definitiva ai tuoi vuoti interiori, ma eventi che aprono il cuore, lo feriscono, lo chiudono e poi lo riaprono, finché non riconosci che l’amore non è qualcosa che ottieni dall’esterno, ma uno stato che impari gradualmente ad abitare. Quando chiedi abbondanza, non arriva una cifra o un oggetto simbolico, ma esperienze che ti mettono in relazione con il valore, con la fiducia, con la paura della perdita e con il senso di sufficienza.
In questo senso, la vita non sbaglia mai risposta, anche quando la mente la giudica ingiusta, crudele o incoerente rispetto alle aspettative. È semplicemente coerente con un livello più profondo di comunicazione, quello delle esperienze e delle emozioni. Ogni evento che vivi, anche quello che definisci negativo o indesiderato, sta contribuendo a renderti consapevole di qualcosa che prima non vedevi, di una parte di te che chiede di essere riconosciuta, sentita e integrata.
Quando un’emozione viene evitata, repressa o razionalizzata, l’esperienza non si completa e l’evento tende a ripresentarsi sotto forme diverse, non come punizione, ma come naturale movimento della Coscienza che cerca di conoscersi fino in fondo. La vita insiste, ritorna sugli stessi temi, cambia solo le scenografie, finché tu non senti davvero, perché solo attraverso il sentire avviene una comprensione che non ha bisogno di spiegazioni.
Cambia la domanda
A questo punto la domanda cambia in modo spontaneo e naturale. Non ha più senso chiedere cose, risultati o garanzie, perché tutto questo appartiene a un livello che l’universo semplicemente non maneggia. Diventa invece molto più sensato chiedere esperienze che portino chiarezza, emozioni che rendano presenti, situazioni che permettano di conoscere chi si è davvero mentre la vita accade.
Non sei qui per accumulare oggetti destinati a dissolversi, né per sistemare una realtà esterna che, per sua natura, è fluida e impermanente. Sei qui per fare esperienza della Coscienza in forma umana, per attraversare eventi, per sentire emozioni, per riconoscerti in ciò che vivi momento dopo momento. Quando smetti di chiedere cose e inizi a chiedere conoscenza di te stesso, scopri che l’universo sta già rispondendo da sempre, esattamente nel modo in cui può farlo: facendoti vivere.
Paolo Marrone
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