18 Ottobre 2026
Campo Quantico

11 pensieri su “L’importanza del Ricordo di Se per prendere in mano le redini della nostra vita”

  1. Molto interessante. Ho tenuto un diario per quasi vent’anni, è sicuramente un mezzo eccezionale per autosservarsi e divenire consapevoli. C’è una cosa riguardo alle emozioni che non mi “quadra” Cosa intendi per controllarle?

    1. Il controllo naturalmente non ha niente a che vedere con la repressione delle emozioni. Le emozioni, come ho già scritto in altri articoli, vanno trasformate attraverso la presenza e l’auto-osservazione in emozioni ‘superiori’, al fine di non doverle subire passivamente. Ogni emozione è prezioso ‘carburante’ che deve essere bruciato alla luce della consapevolezza e del ricordo di se, ed utilizzato come strumento di crescita interiore.

      1. Emanuela cosa ti ha portato il fatto di tenere un diario per ben 20 anni di autosservazione?
        Si carburante, ma come? Ho letto il libro di brizzi e lo trovo un po ripetitivo cade , per me, proprio nel punto che tu citi: come diventa carburante, cioe dopo che ci si è osservati per 20 anni ad esempio ( anche meno spero) cosa succede? Grazie infinite
        FILIPPO

        1. Carissimo Filippo, non c’è da farsi molte domande, perchè è più semplice di quanto possa sembrare. Tutto quello che bisogna fare è osservare in modo distaccato le proprie emozioni, per permettere a queste di trasformarsi. Niente di più di questo. La trasformazione avviene in modo naturale, e te ne accorgi perchè, a fronte di emozioni negative come la rabbia o il rancore, attraverso l’osservazione ti senti sollevato, e ti accorgi che quell’emozione non influenza più il tuo umore in modo negativo. Parlo di ‘carburante’ solo per dire che le emozioni negative non vanno evitate a tutti i costi, ma vanno utilizzate, attraverso l’osservazione, per elevare il proprio essere.

  2. L’idea di farsi guidare dalle emozioni senza controllo è di solito la causa che scatena, in molte persone che sentono che “qualcosa non va” nella loro vita, la ricerca di una soluzione. Posso portare la mia espierenza personale: ho vissuto molti anni con una tensione costante, quotidiana. Ogni evento per me era rischioso. Mi sentivo una foglia sbattuta dal vento, impotente. Gli unici momenti di pace erano il rifugio nella coppia, nella mia “amata”. Naturalmente, una storia come questa, non può funzionare a lungo.
    Il momento della separazione, come accade a tutti o quasi, è stato il più grande trauma della mia vita e ho sentito morire me, prima di tutto. Quello è stato il momento in cui ho avuto una così grande consapevolezza da terrorrizzarmi prima e poi innamorarmi, questa volta di me.

    Una parola che non viene usata in questo discorso, che può essere d’aiuto a chi ha dubbi, è l’empatia. L’empatia e il “vivere con” ma senza coinvolgimento, è quell’osservazione di cui si parla nell’articolo. L’esempio dello scienziato non rende l’idea, perché manca di una componente: l’interesse creativo per se stessi. La capacità di osservarsi con affetto, non come uno studio. Mentre si prendono appunti delle proprie giornate, o mentre cercate un momento per voi, fermatevi 3 minuti. Mettetevi davanti allo specchio o immaginate di essere un vostro amico/amica che vi sta di fronte (anche questo è il distacco di cui parla l’articolo, prendere il ruolo di una persona che vi ama, che è davvero interessata a voi) e chiedetevi letteralmente “come stai?”: “Sto male” “sono arrabbiato/a” “sono triste” “mi sento solo/a” (buttiamoci dentro tutto per esagerare). Ammettere con onestà il proprio dolore o la propria sensazione è già una conquista. Probabilmente ci sarà un momento di commozione, se vi volete bene, che vi cambierà qualcosa, già li. Se in quel momento proverete empatia e affetto nei vostri confronti, il “gioco” funzionerà, perche in quel momento, se sarete arrabbiati, offesi, tristi, soli, nel momento in cui empatizzerete con voi stessi (siete preoccupati per la vostra salute psichica, ma non vi fate coinvolgere dal quel dolore) quella sensazione diventerà anche solo per quei tre minuti, amore. A quel punto potrete anche farvi coinvolgere dall’emozione. State provando emozioni dolcissime per voi stessi e in quelle ci si può perdere per un po’. È un abbraccio fortissimo dato a voi stessi. Un abbraccio o un grido liberatori, a seconda di quale sia il vostro modo di vivere. Non esiste un “metodo” comune a tutti, il metodo funziona statisticamente, ma ciascuno di noi ha sfumature che lo rendono “olisticamente” unico. Quindi è bene anche conoscere i metodi, ma adattarli ai propri limiti e ai propri punti di forza. Il metodo funziona finché non iniziamo a capire chi siamo e cosa vogliamo, finché non iniziamo a conoscere noi stessi.

    1. Carissimo Andrea, grazie per la preziosa testimonianza, che sicuramente può essere d’aiuto a chi è in una situazione simile. Quello che volevo però rimarcare nel mio articolo, facendo l’esempio dello scienziato, è la necessità di disidentificarsi dalla propria emozione. E’ un concetto ribadito dai maggiori studiosi di queste discipline, primo fra tutti Gurdjieff. Bisogna diventare osservatori del proprio essere e delle proprie emozioni, senza farsi coinvolgere in alcun modo, dato che il distacco è fondamentale per interrompere il flusso di energia a bassa frequenza che alimenta l’emozione negativa. La paura, lo sconforto, la rabbia, ecc. sono solo illusioni create dalla nostra mente, non hanno una realtà oggettiva perchè sono fatte di nulla, e quindi siamo solo noi con la nostra identificazione ad alimentarle e a farle crescere.
      Questo concetto trova anche riscontro nella fisica quantistica, dove è noto che l’osservatore modifica la realtà attraverso l’atto dell’osservazione. Dobbiamo imparare a identificarci nell’osservatore, e non nel soggetto osservato.
      Ciao e grazie. Paolo

      1. Benissimo, ora ho compreso il tuo punto di vista e ti ringrazio per averlo esposto così chiaramente. Lo capisco anche perchè non è dissimile al mio, solo parte da ragionamenti, da esperienze di vita e culturali diverse. Cosa mi affascina di tutto questo? Che stiamo andando nella stessa direzione usando concetti differenti solo nel metodo. Sono strade che si sfiorano, a volte si sovrappongono, ma restano indipendenti.

        Mescolando i nostri due punti di vista (provo a farlo, almeno) lo scienziato deve empatizzare con l’oggetto del suo esperimento, deve comprenderne il “funzionamento”, deve esserne interessato, ma non può permettersi un coinvolgimento diretto, farsi turbare da esso, “simpatizzare con lui” pena la perdita di informazioni fondamentali, poiché rischia di perdersi nell’oggetto stesso.

        Pur avendo io una formazione personale puramente occidentale, quando hai scritto di illusioni negative alimentate dalla nostra mente, è emerso un pensiero, legato alla filosofia orientale che ho accolto molto vagamente in me, il Taijitu.
        Alimentare il nostro “Yin” lo renderà sempre più grande, addirittura dominante, come accade alla maggior parte delle persone “viventi” della società moderna, lasciando a quelle illusioni distruttive e congelanti le redini della carrozza.

        Sono molto interessato e incuriosito dal tuo modo di vedere le cose, dal tuo percorso logico e quello spirituale, proprio perché non è quello su cui sto camminando io. Finora ho letto e compreso solo la superficie, ma avrò tempo di leggere tutto quello che hai scritto finora e, col tempo, anche parte di ciò che hai letto tu stesso.

  3. Complimenti Paolo altro meraviglioso articolo, grazie del tuo immenso contributo. Grazie al tuo libro “La Realtà Ultima” opera magnifica, ho letto tutti i tuoi libri. Ho scoperto il presente Blog e letto quasi tutti i libri consigliati partendo dagli imperdibili. Sono a leggere gli ultimi di Salvatore Brizzi. Dico Grazie a cuore aperto….

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