18 Ottobre 2026
Campo Quantico

21 pensieri su “La fabbrica delle emozioni”

    1. Remo, qualsiasi musica che ti fa stare bene e non ti fa pensare alla tua ansia va benissimo. La cosa è molto soggettiva, e ognuno può sentirsi bene con un genere diverso di musica, quindi è difficile dare consigli specifici. Prova a cercare musiche molto tranquille, che ti fanno sentire bene e ti rilassano, magari provandone diverse fino a che non trovi quella che davvero ti soddisfa. Un termine di ricerca potrebbe essere proprio “relax”, o anche musiche per la “meditazione”. Sono anche ottime le musiche che si usano nei centri massaggi per indurre il rilassamento. Le trovi cercando “SPA music” su youtube.
      Un caro saluto

        1. Qualunque visualizzazione che ti fa stare bene e non ti crea stati di ansia. Il tipo di visualizzazione naturalmente dipende da cosa ti fa stare davvero bene.

  1. Paolo, tempo fa avevo acquistato il tuo libro
    Gra “La via della creazione….” ma mi pare non parli di questo che vorrei chiederti: come consideri tu il tema del Karma, tanto dibatutto su Web, in relazione alla legge di attrazione. Ci può essere un debito Karmico derivato da esperienze vissute in vite passate che impedisce la manifestazione di tuoi obiettivi? E comunque come si dovrebbe affrontare in questa vita?
    Ti ringrazio con Salutoni Cordiali
    Ti ringrazio per tutti i tuoi post

  2. Ciao Paolo

    molto interessante questo articolo, ero proprio alla ricerca di un metodo per creare, come dici tu, a piacimento le emozioni di felicità o di appagamento prima di aver effettivamente ottenuto quello che chiediamo.

    Tutti i libri sulla LOA parlano dell’importanza delle emozioni durante la visualizzazione, ma nessuno spiega come farlo a priori.

    Grazie, allora, di averci regalato questa tecnica.

    P.S. Posso chiederti cosa sono “School of Enlightenment di Ramtha” e il “Quantum Leap di T. Harv”?

    1. Sono felice che tu abbia trovato utile questa tecnica. La “School of Enlightenment di Ramtha” e il “Quantum Leap di T. Harv Eker” sono delle scuole di crescita personale e spirituale, la prima tenuta da J.Z.Knight, e la seconda da T.Harv Eker (potrai trovare tutte le notizie su di loro e le loro scuole su Google).

      1. Ciao Paolo

        ho fatto qualche ricerca sulla “School of Enlightenment di Ramtha”, ho visto che ci sono anche libri e degli audio in italiano…devo dire che l’argomento mi ha affascinato, d’altra parte nulla è per caso.

        La mia domanda per te: possibile che chi voglia approfondire la cosa debba recarsi dall’altro lato del mondo??
        Ho visto che ci sono anche incontri in Italia, ma non è proprio la stessa cosa…

        1. Il mio consiglio è di leggere prima alcuni libri di Ramtha, il più importante è “Dio in Te”, ed eventualmente vedere qualche video delle sue lezioni, prima di investire nei suoi corsi, in modo da capire se i suoi insegnamenti ‘risuonano’ anche per te. Considera comunque che il vero insegnamento di Ramtha è quello che è stato canalizzato nei primi 10-15 anni. Ritengo che molta parte del resto sia stato in grossa parte ‘contaminato’ dalla JZ Knight per scopi puramente commerciali.
          La scuola Italiana, che si trova a Spinello (una piccola località montana in provincia di Forlì-Cesena) è condotta direttamente dai suoi insegnanti americani, e alcune delle lezioni vengono svolte attraverso la visione di video di Ramtha. Naturalmente non è la stessa cosa, ma vista l’enorme differenza nei costi è sicuramente più vantaggioso, almeno all’inizio.
          Per me i suoi insegnamenti sono stati molto utili, soprattutto perchè ero ancora all’inizio del mio percorso, pertanto mi ha dato la possibilità di ampliare notevolmente il mio punto di vista, ma come spesso suggerisco, è sempre bene seguire il proprio istinto per capire cosa va bene e cosa no per la propria crescita spirituale.

          1. OK grazie tante Paolo.

            Certo sarei curioso di capire quanto sia stata “contaminata” la cosa, ma in ogni caso partirò dai libri, così come suggerito anche da te.
            A presto.

  3. Ciao Paolo,
    articolo molto interessante. Vorrei chiederti una cosa da un po’ di tempo: conosci la “tecnica” del transurfing di Zeland e, se sì, cosa ne pensi? In particolare vorrei una tua opinione riguardo i potenziali superflui e l’importanza. Grazie!

    1. Ciao Vania,
      considero il transfurfing una tecnica molto interessante, e ne sto integrando diverse parti anche nei miei seminari. In fondo, però, se ci pensi bene, molti dei concetti espressi sono fondamentalmente gli stessi che vengono spiegati da altri autori, anche se con nomi un pò diversi. I potenziali superflui e l’importanza sono concetti fondamentali, senza conoscere i quali è praticamente impossibile far funzionare la LdA. La necessità di non dare importanza agli accadimenti o ai desideri è uno dei cardini su cui si basa la legge di attrazione, e credo che abbia molte similitudini con “l’arte del permettere”, tanto cara agli Abrahams-Hicks, che sicuramente conoscerai. I potenziali superflui forse sono un concetto un pò più innovativo introdotto da Zeland, che secondo me trovano una spiegazione fisica nel fatto che, vivendo in un universo duale, ogni forza o energia ha sempre e comunque un suo opposto, che tende a bilanciare l’azione primaria.
      Va sicuramente riconosciuto a Zeland il merito di essere riuscito a spiegare in modo più semplice e convincente concetti forse già noti da tempo.

      1. Questo discorso del bilanciare le forze l’ho vissuto più di una volta sulla mia pelle. Ogni qualvolta che “caricavo” di importanza ciò che volevo ottenere puntualmente non riuscivo a raggiungere l’obiettivo.
        Il difficile è proprio la capacità di abbassarne la portata, ma io, personalmente, ho molte difficoltà quando desidero giungere allo scopo a tutti i costi…
        Come cavolo si fa?

        1. Forse sarà un pò semplicistica come risposta, ma mi viene da dirti: semplicemente evita di dover ottenere qualcosa a tutti i costi 🙂
          La soluzione sta nell’immaginare cosa potrebbe succedere se la cosa non si verificasse, e poi abbassare l’importanza data alle conseguenze, dicendo a se stessi: “anche se non l’ottengo, non cambia nulla”. Se ti convinci di poter ‘sopravvivere’ anche senza raggiungere quell’obiettivo, ecco che l’importanza viene meno 😉

          1. Pietro, sei sulla strada sbagliata. Vuoi un’altra definizione di cosa vuol dire non dare importanza?
            Sapere che nulla è di natura “fondamentale” 😉

  4. Grazie per la risposta. Concordo sul fatto che gli stessi concetti, con altri nomi, siano già stati affrontati da molti autori. La mia era solo curiosità di una tua opinione a riguardo e mi hai risposto, quindi grazie di nuovo. A presto!

  5. Ciao Paolo,
    confermo che lavorare su stessi è un bell’impegno! A volte lo trovo difficile, sembra che abbia eliminato delle credenze e poi a volte si ripresentano e mi sale un po di sconforto.
    La difficoltà che noto è lo spostare il focus. La sera o quando sono sola visualizzo e percepisco le emozioni di ciò che desidero poi quando torno alla vita avverto una sgradevole sensazione di disagio e se provo a rimettere il focus faccio molta fatica e può capitare che la mia mente si rifiuti di farlo e resti ancorata alla realtà. A volte il disagio è forte, come se dentro di me si attivassero tutte le resistenze che giocano a sfavore del mio desiderio e tentano di mettere in dubbio persino quello che ho davvero ottenuto. È una lotta con me stessa e arrivo a farmi venire il mal di testa. Forse certe convinzioni sono molto radicate e richiedono più tempo? Comunque sono decisa ad insistere finché si sblocca il tutto, accadrà giusto? 🙂
    Però ecco questa differenza tra le belle emozioni e la realtà è intensa e la vivo male. Ho provato ad apprezzare la realtà anche se mi piace in parte e a volte funziona a volte no, sto facendo Ho’oponopono e credo che una settimana sia poco. Altre volte per ovviare penso che tanto sto per ottenere ciò che desidero ma succede che è come se mi estraniassi dal presente. Hai un consiglio oppure tutto ciò è segno che il mio lavoro è sulla strada giusta?

    1. Stai semplicemente provando quello che ogni persona che intraprende questo cammino sperimenta. Il lavoro su di sè presuppone l’uscita dagli schemi mentali in cui siamo soliti ‘dormire’. Il tentare di uscire dalla propria zona di comfort si scontra con una fortissima resistenza causata dal nostro essere materiale che non ha alcuna intenzione di svegliarsi. Continua così, e se posso permettermi, ho letto nelle tue parole un pò di ansia verso il raggiungimento dei risultati. Rilassati, ed entra nell’ottica che non c’è alcuna meta da raggiungere nè alcun risultato da perseguire. Mettiti comoda e goditi il viaggio 😉

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