Se stanotte sognerai, sappi una cosa: non te ne accorgerai.
Ed è proprio questo il dettaglio più inquietante, quello che rende il sogno così efficace. Il sogno funziona perché, mentre sei immerso in esso, ti sembra reale in ogni suo dettaglio. Non ti poni domande. Non sospetti nulla. Non ti fermi a riflettere. Vivi, reagisci, soffri, gioisci, ami, temi. Ti muovi all’interno di una storia che ti sembra assolutamente plausibile. Solo al risveglio, quando tutto è finito, ti rendi conto che ciò che stavi vivendo non era ciò che sembrava.
Desidero portare alla tua attenzione questa semplice intuizione perché è una di quelle che, una volta viste davvero, non possono più essere ignorate. Non sono concetti da comprendere con la mente, ma fenditure nella percezione, piccoli cedimenti della certezza su cui hai costruito la tua idea di realtà.
Nel sogno notturno tutto appare nella coscienza del sognatore. I personaggi, gli oggetti, i luoghi, le situazioni, perfino il corpo con cui ti muovi nel sogno. Non c’è nulla che esista al di fuori di quella esperienza percettiva. Eppure, finché sei addormentato, non lo sai. Ti sembra tutto normale. Tutto coerente. Tutto vero. Il sogno non si presenta mai come “sogno”, ma sempre come realtà.
La domanda scomoda, quella che pochi hanno il coraggio di trattenere abbastanza a lungo, è questa: cosa ti fa essere così certo che ora non stia accadendo esattamente la stessa cosa? Soprattutto se consideri che nessun esperimento scientifico ha mai dimostrato la “realtà” oggettiva del mondo, mentre la fisica quantistica ha fornito molte evidenze dell’illusorietà di ciò che percepiamo.
Tutto appare nella coscienza, proprio come in un sogno
Quando sogni, non sei dentro una stanza: è la stanza che appare dentro di te. Il rumore del vento, una voce che ti chiama, una strada che percorri, una città intera. Tutto accade in uno spazio di consapevolezza che non puoi vedere né afferrare, ma senza il quale nulla potrebbe apparire.
Lo stesso vale per ciò che chiamiamo “realtà”. Colori, suoni, sensazioni corporee, pensieri, emozioni: tutto appare nella coscienza. Non hai mai fatto esperienza diretta di qualcosa al di fuori della tua percezione. Eppure continuiamo a dare per scontato che esista un mondo solido, oggettivo, indipendente da chi lo osserva, come se la coscienza fosse solo un sottoprodotto secondario di ciò che accade “là fuori”.
Non credere che questo significhi negare l’esistenza delle cose. Sarebbe un errore grossolano, una semplificazione che non rende giustizia alla profondità di ciò che stiamo osservando.
Non credere a chi ti dice che il mondo non esiste.
Le cose esistono, perché le percepisci. Esistono come esperienza. Ma esistere non è la stessa cosa che essere reali.
Pensa a un miraggio nel deserto. Vedi un’oasi. La percepisci chiaramente. La tua esperienza è reale. In questo senso, l’oasi esiste. Ma non è reale. Non puoi bere da quell’acqua. Non puoi riposarti all’ombra delle sue palme. Avvicinandoti, l’immagine svanisce. Il miraggio non è nulla, ma non è nemmeno ciò che sembra.
Il mondo funziona allo stesso modo. È un miraggio estremamente sofisticato, stabile, coerente, condiviso. Proprio per questo è così difficile metterne in discussione la natura.
Risvegliarsi significa vedere il sogno da un livello superiore
Quando ti svegli al mattino non dici: “Il sogno non è mai esistito”. Dici: “Era un sogno”.
Il risveglio non nega il sogno, lo comprende. Ti permette di osservarlo da un livello di consapevolezza più ampio, da una prospettiva che prima non era disponibile. Ed è solo da lì che puoi riconoscerne la natura illusoria.
Risvegliarsi, nella vita, non significa smettere di vivere il mondo, né rifiutare l’esperienza. Significa vederla da un punto di vista più alto. Comprendere che ciò che prima prendevi come assolutamente reale è, in realtà, un’apparenza che emerge nella coscienza.
E qui arriva il paradosso che manda in crisi la mente razionale: non sei tu dentro il mondo, è il mondo dentro di te. O, più precisamente, dentro la coscienza che tu sei. La coscienza non è contenuta nell’esperienza; è l’esperienza a essere contenuta nella coscienza.
Perché non ricordiamo l’inizio del sogno
Un dettaglio affascinante dei sogni è che non ricordiamo mai il loro inizio. Non entriamo nel sogno come in un film che parte dai titoli di testa. Ci ritroviamo già dentro, come se fossimo lì da sempre.
La storia sembra avere un passato. Una continuità. Una logica interna che non mettiamo in discussione. Ci muoviamo all’interno del sogno con la sensazione che tutto abbia avuto un “prima”.
Non ti sembra familiare?
Anche nella vita hai la sensazione di “esserci sempre stato”. Non ricordi l’inizio dell’esperienza di essere te. Ti ritrovi in una storia già avviata, con un corpo, un nome, una memoria, un mondo che sembra preesisterti. Proprio come nel sogno, l’inizio è assente, e questa assenza non viene mai notata.
Esattamente come in un sogno.
La memoria: il trucco che rende il sogno credibile
Nel sogno puoi ricordare eventi che, in realtà, non sono mai accaduti in quel sogno. Puoi sapere di conoscere qualcuno “da anni”, anche se è apparso pochi istanti prima. Puoi sognare di recarti a un appuntamento ricordando perfettamente la telefonata ricevuta il giorno prima che ti invitava a quell’incontro. Ma dato che ti sei addormentato solo mezz’ora prima, quella telefonata non è mai avvenuta in quel sogno.
Puoi avere, insomma, un passato dettagliato, coerente, emotivamente carico… completamente inventato.
Ed è proprio questo che rende il sogno così convincente. La memoria costruisce una continuità artificiale che dà profondità e solidità all’esperienza. E mentre sogni, non lo metti minimamente in discussione.
Ora fermati un istante e chiediti: quanta della tua identità è esperienza diretta e quanta è memoria? Quanta parte di ciò che chiami “me” è vissuto immediato e quanta è racconto, narrazione, interpretazione?
L’illusione più grande è credere di non essere in un’illusione
Il sogno funziona perché non sai di stare sognando. Allo stesso modo, il mondo appare solido, stabile e indipendente proprio perché sei immerso in esso.
Il vero inganno non è il mondo. È l’idea di essere separato da ciò che stai vivendo, l’illusione di essere un osservatore esterno che guarda una realtà già data.
Risvegliarsi non significa uscire dal sogno, ma riconoscerne la natura. Continuare a viverlo, sì, ma senza più esserne prigionieri. Come un sognatore lucido che attraversa il sogno sapendo di sognare, senza doverlo distruggere.
E forse, se leggendo queste parole hai avvertito anche solo un leggero senso di vertigine, è perché una parte di te ha appena fatto qualcosa di insolito: si è osservata dall’esterno, anche solo per un istante.
Non è ancora il risveglio. Ma è senza dubbio un primo passo.
Paolo Marrone
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