Questo articolo lo hai scritto tu

sferaTutto ciò che esiste è stato creato da te, compresa quindi qualsiasi cosa incontri lungo il tuo cammino di crescita personale, incluso questo articolo, naturalmente.

Il titolo di questo post potrebbe sembrare assurdo, ma quello di cui voglio parlarvi riguarda proprio il fatto che siamo gli unici artefici di tutto quello che sperimentiamo nella nostra realtà, e tutto, ma proprio tutto, è stato messo appositamente lì per agevolare il nostro cammino di crescita.

Questo forse è uno degli articoli più ‘tosti da digerire‘ che abbia mai scritto, ma chi avrà la pazienza di leggere fino in fondo sarà sicuramente ripagato dello sforzo.

Una regia occulta

Non so a voi, ma a me succede puntualmente che libri, articoli o seminari con cui entro in contatto risultano quasi sempre perfetti per quel momento. Mi sono accorto che è come se esistesse una regia occulta che determina in ogni momento quali sono i testi adatti in base al mio livello di crescita personale, e organizza gli eventi in modo che io entri in contatto con loro, in un modo o nell’altro.

In realtà questo succede per qualsiasi evento della nostra vita, perchè tutto accade sempre al momento giusto, ma per rimanere fedeli al titolo, in questo articolo ci concentreremo solo sui libri o gli articoli che entrano nella nostra sfera di consapevolezza.

Prima ho parlato di una ‘regia occulta’, ma nella realtà colui che organizza tutti gli eventi della nostra vita non è altro che il nostro Vero Sè, cioè noi stessi, o meglio la parte divina di noi che vive al di fuori dello spazio e del tempo, e che conosce perfettamente qual è lo scopo della nostra incarnazione.

Questo articolo è sempre esistito

Come avrai sicuramente letto in diversi articoli di questo blog, il tempo e lo spazio sono solo delle costruzioni fittizie create dalla nostra mente. Tutti gli avvenimenti, sia passati che futuri, esistono contemporaneamente nel qui e ora e, come ho scritto in questo altro articolo, in base ai nostri pensieri e alle nostre credenze o aspettative viviamo gli eventi corrispondenti, che non sono altro che la materializzazione della nostra vibrazione primaria.

Cosa vuol dire questo, e cosa c’entra con il titolo di questo articolo?
La conseguenza del fatto che il tempo non esiste è che tutti i libri o articoli che leggeremo, così come tutti i seminari o le lezioni a cui assisteremo, esistono già da qualche parte nello spazio-tempo. Sono sempre esistiti.
Ma sappiamo anche che non c’è nulla e nessuno là fuori, che quello spazio-tempo esiste solo nella nostra mente, e che quindi siamo noi a creare qualsiasi evento, libro o seminario che incontriamo durante il nostro percorso di vita. Li abbiamo messi lì, lungo la nostra strada, ancor prima di venire al mondo, affinchè un giorno potessimo usufruirne.

Insomma, siamo i creatori di tutto ciò che serve alla nostra crescita, creando sia il ‘programma educativo‘, cioè il percorso di crescita, sia il ‘materiale didattico‘, cioè i libri, articoli e seminari con cui entriamo in contatto.

Sembra assurdo? Se riconosciamo di essere gli unici artefici della nostra realtà non può che essere così, altrimenti dovremmo ipotizzare l’esistenza di qualcosa o qualcuno al di fuori di noi, ma questo violerebbe il principio secondo il quale siamo gli unici artefici del mondo che sperimentiamo, ma soprattutto violerebbe il principio secondo il quale siamo Uno e solo Uno con l’intero Universo.

E allora forse ora ti è chiaro perchè dico che questo articolo lo hai scritto tu, e che lo hai messo sul tuo percorso di crescita, in modo che lo potessi leggere nel momento giusto.

Potremmo finire qui, ma se avrai voglia di seguirmi ancora per un pò desidero parlarti di un concetto ancora più importante, che deriva da quanto è stato detto finora.

La vera natura del tempo e dello spazio

Dire che il tempo e lo spazio non esistono e che sono quindi solo illusioni della nostra mente non ci dice granchè, perchè probabilmente nessuno di noi ha ben chiaro cosa questo davvero significhi.
In fondo abbiamo esperienza diretta sia del tempo che dello spazio. Se vogliamo recarci in qualche luogo distante da noi, infatti, dobbiamo necessariamente percorrere dello spazio, e impiegheremo necessariamente del tempo per farlo.

E allora dov’è l’illusione?
Partiamo dalla conclusione: il tempo e lo spazio esistono solo come conseguenza del fatto che non siamo a conoscenza del nostro essere divini, e che non riconosciamo di essere Uno con l’intero Universo.

Bene, iniziamo dallo spazio. Come sicuramente saprete, creiamo costantemente la realtà in base alle nostre più intime credenze. Di conseguenza, finchè crederemo di essere separati gli uni dagli altri, creeremo necessariamente un mondo nel quale le cose sono separate da uno spazio.
La fisica, attraverso il principio dell’entanglement quantistico, ha dimostrato che due particelle, anche se separate e poste a enorme distanza tra di loro, si comportano sempre e comunque come se fossero un’unica particella. Dal punto di vista fisico, quindi, lo spazio che apparentemente separa quelle particelle non esiste.

Lo spazio è solo una nostra creazione per giustificare la nostra errata convinzione di essere separati dal resto dell’Universo.

E il tempo? Abbiamo detto che la nostra vera natura non è il corpo che abitiamo, ma piuttosto il nostro Vero Sè, che è l’essere divino che vive al di fuori dello spazio e del tempo, e che quindi conosce la vera Realtà, non essendo influenzato dall’illusione del mondo apparente che viviamo. Bene, il fatto che non crediamo di essere già a conoscenza della vera Realtà, ci obbliga a creare una separazione temporale tra noi e l’ipotetico momento della nostra illuminazione. In realtà siamo già ora esseri illuminati, lo siamo sempre stati, ma non lo crediamo, e allora pensiamo che serva del ‘tempo’ per raggiungere quell’illuminazione.

Il tempo è solo una nostra creazione per giustificare l’errata credenza che non siamo esseri illuminati già a conoscenza della vera Realtà.

E’ per questo motivo quindi che hai scritto tutti quei libri, compreso questo articolo, e li stai leggendo un pò alla volta, durante il tuo ‘lungo‘ percorso di crescita, con l’unico scopo di ricordare tutte queste cose.

Paolo Marrone


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La Realtà Ultima

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...(Continua)

Informazioni su Paolo Marrone

Da anni si occupa dello studio delle vere leggi dell’Universo, attraverso la riscoperta dei profondi legami esistenti tra le antiche dottrine orientali e le più recenti scoperte nel campo della fisica quantistica. Ha intrapreso da tempo un percorso di crescita personale attraverso la partecipazione a scuole dei migliori coach a livello mondiale, come la School of Enlightenment di Ramtha, la Mastery University di Anthony Robbins e il Quantum Leap di T. Harv Eker, solo per citare le più importanti, e ama condividere le sue scoperte e le sue riflessioni su questo blog. E’ anche co-autore di “La via della Creazione Consapevole” e autore de "Il monaco che non aveva un passato".
Questa voce è stata pubblicata in Crescita personale, Crescita spirituale, Fisica Quantistica, Legge di Attrazione e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

23 risposte a Questo articolo lo hai scritto tu

  1. Gianluca ricci scrive:

    Fiero di aver scritto questo articolo …

  2. Stefania Grigolon scrive:

    So di aver tutte le risposte da sempre….so di essere nata sapendo tutto, penso che paradossalmente siamo più” illuminati” quando siamo bambini…poi ci ” insegnano” le regole , i non si fa,i non di può….e man mano perdiamo la verità del tutto….ma ho scritto questo articolo , come altri,per poter ricordare…e sto ricordando….grazie Paolo….e grazie anche a me…:-)

  3. angela scrive:

    Le tue certezze mi fanno pensare; probabilmente ci sono diversi cammini o percorsi di crescita dove la differenza è data dalla possibilità (nel senso se reggiamo questo passo)di vivere con fede o senza in maniera dogmatica. Quando accenni alla parte divina di noi si può accostare a ciò che la psicanalisi nomina come questione dell’Inconscio? Quando scrivi che siamo già essere illuminati cosa significa? Ti ringrazio comunque. Angela

    • Paolo Marrone scrive:

      Carissima Angela, grazie della domanda. Le mie certezze derivano dal fatto che ‘sento’ come vere le cose di cui scrivo. Più di una volta nel mio blog ho esortato le persone a non prendere per vero ciò che dico, a meno che non sentano come veri questi concetti. Il fatto che siamo già illuminati vuol dire che il nostro Vero Sè conosce benissimo queste cose, e quindi non siamo su questa terra per imparare alcunchè, ma piuttosto per ‘ricordare’ ciò che nel nostro profondo sappiamo già. Quando ascoltiamo qualcosa che ‘risuona’ nel nostro animo come vera, vuol dire che la stiamo riconoscendo, e quindi la stiamo ricordando. L’intelletto non può aiutarci in questo caso, e tutto il sapere del mondo non può in alcun modo venirci in aiuto. Dobbiamo avvicinarci a queste cose con curiosità e con la mente sgombra da qualsiasi condizionamento, come farebbe un bambino. E’ per questo che non si può fare a mio avviso alcun riferimento della psicanalisi, perchè la scienza ufficiale è ben lontana dal poter spiegare questi argomenti.

  4. Patrizia scrive:

    Fortunatamente ho scritto questo articolo al momento giusto … 🙂
    Sto in questo percorso di crescita a stati alterni, a volte con leggerezza, altre con apprensione, sapendo che ancora non riesco a partecipare fino in fondo alla completezza dell’Universo…vivendo ancora ” l’insostenibile pesantezza dell’essere”…ma come si fa a diventare consapevoli della propria illuminazione ?

    • Paolo Marrone scrive:

      Carissima Patrizia, la tua domanda può essere tradotta in “qual è lo scopo della nostra esistenza?”. Siamo qui proprio per ‘ricordare’ di essere illuminati. Lo dobbiamo fare applicandoci, studiando e meditando. E’ il lavoro che siamo chiamati a fare su questa terra per riscoprire la nostra vera natura. Siamo già illuminati, ma dobbiamo lavorare per ricordarlo 🙂

  5. angela scrive:

    Gentile Paolo ti ringrazio per la premura della risposta, cosa sempre più rara oggi.
    Sul “sentire” e “risuonare” due piccole considerazioni.
    Penso che ognuno di noi quando scrive o parla sostiene opinioni che per lui/lei sono vere, avverte delle priorità, sente che del senso lo trova in alcuni concetti, valori, ideali, emozioni etc. diversi in ciascuno di noi.
    Ma sul “sentire” in rapporto ad altri esseri umani, a me è capitato più volte di rendermi conto che ciò che “sentivo”, altro non era che qualcosa di mio che “risuonando” in me come ferita, mi invitava a “digerire” quella emozione invece di spostare il problema sugli altri.
    E’ forse questo che intendi per riconoscere e ricordare?
    Semplice a dirsi, impegnativo metterlo in pratica, ma sicuramente un ideale un valore una passione, un impegno “vero” per un mondo con meno odio.

    • Paolo Marrone scrive:

      Carissima Angela, consentimi di dissentire sul fatto che chiunque parli o scriva di qualcosa è perchè la sente come ‘vera’. Molti dei pensieri appartenenti a religioni, correnti politiche, e dottrine in generale sono di solito accettate dalle persone in modo passivo, il più delle volte per soddisfare l’umana esigenza di appartenere ad un gruppo più o meno ampio di persone. Basti pensare a quanti, nel XXI secolo, credono ancora all’esistenza del paradiso e dell’inferno, e a un Dio che da lassù ci giudica e ci condanna. Ma non sto nemmeno parlando dell’opposto, cioè di verità conseguenti a un ragionamento logico, come possono essere i postulati scientifici. Come ho detto, nessuna logica può aiutare a comprendere le verità ultime che sono alla base del mondo che percepiamo. Anzi, il più delle volte la verità si svela solo dopo aver accettato di abbassare la guardia e aver demolito ogni preconcetto esistente. La prima volta che lessi un libro sulla legge di attrazione, per esempio, scoprendo che siamo noi a determinare il nostro destino, stavo letteralmente impazzendo di gioia per quello che stavo leggendo, e avevo la netta sensazione di aver sempre saputo quelle cose, benchè fosse la prima volta che le leggevo. Avrei messo la mano sul fuoco riguardo la veridicità di quello che stavo scoprendo, anzi mi stupii addirittura per aver ignorato per così tanto tempo cose che in quel momento mi apparivano così ‘ovvie’.
      Ho interpretato quella sensazione come la dimostrazione del fatto che avevo sempre saputo quelle cose, erano sepolte da qualche parte dentro di me, e quel libro aveva semplicemente sollevato il velo che le teneva celate alla mia consapevolezza.
      Ecco cosa intendo per ‘riconoscere’ e ‘ricordare’.
      Riguardo alla tua ultima considerazione, concordo pienamente, perchè solo quando capiremo che siamo gli unici responsabili di tutto ciò che accade, e smetteremo quindi di addossare le colpe agli altri, allora potremo vivere in un mondo migliore.

  6. Annarita scrive:

    Grazie Paolo, con i tuoi post mi ricordi/mi ricordo chi sono

  7. angela scrive:

    Gentile Paolo, come spesso capita, io ho messo l’accento su chi “trasmette il messaggio (chi parla, o scrive) e quindi ipotizzavo la “verità” sentita del chi parla o scrive; se così non fosse esisterebbe il fanatismo, il fondamentalismo, l’assolutismo?
    Mentre tu, lo hai messo sul “ricevente” il messaggio e giustamente parli di passività, aggiungo io come tornaconto per addormentare il pensiero che fa comodo al potere.
    Nutro, invece, perplessità sul fatto che siamo noi a determinare il nostro destino. Mentre ritengo che possa esserci delle responsabilità nelle relazioni emotive-affettive di coppia, familiari, di amicizia, lo penso meno per quanto riguarda le catastrofi naturali (terremoto/maremoto etc.), i milioni di ebrei uccisi nei campi di sterminio, i bambini abusati dai pedofili, i bambini abbandonati negli orfanotrofi, i malati di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e tante altre situazioni di dolore in cui ciascuno di noi è chiamato a soccombere.
    La domanda allora è quanto effettivamente siamo noi a determinare il nostro destino e quanto invece, è il destino a determinare di noi?
    Grazie ancora.

    p.s.
    Leggendo La banalità del male di A.Arendt si trova anche la domanda sull’eventuale responsabilità degli ebrei; umanamente aborro questa ipotesi.

    • Paolo Marrone scrive:

      Carissima Angela,
      la mia visione è che la realtà che percepiamo con i nostri sensi è totalmente, e sottolineo totalmente, creata da noi. Ognuno deve ritenersi responsabile al 100% del proprio destino, bello o brutto che sia. E questo ci da un potere infinito, che a molti, la maggior parte, fa paura. Secondo il mio punto di vista non possiamo scaricare su nessuno la responsabilità oltre che su noi stessi, e da questo deriva l’assurdità e l’inutilità di atteggiamenti di vittimismo o, peggio, di giudizio nei confronti dell’operato altrui.
      A mio avviso però ritenersi gli unici responsabili è l’unico modo per prendere davvero in mano il proprio destino, senza delegarlo a nessuno. Mi sentirei molto a disagio se la mia felicità o il mio benessere dipendessero dall’agire di qualcun altro o da eventi esterni sui quali non ho alcun controllo. Non potrei che essere puntualmente disatteso, e non potrei mai raggiungere la felicità e l’appagamento. Ma questa è la situazione, ahimè, del 99% della popolazione su questo pianeta. Il proprio potere va recriminato, non delegato. Se vorrai leggere gli altri articoli del mio blog in cui esprimo queste idee potrai comprendere meglio il mio punto di vista.
      Siamo evidentemente su due fronti di pensiero molto diversi, ma rispetto assolutamente il tuo punto di vista, perchè da questo deriva la bellezza e la varietà del mondo 🙂
      Un caro abbraccio
      Paolo

      • Maria Grazia Cappugi scrive:

        Caro Paolo, effettivamente questo articolo l’ho scritto io. Non solo sono convinta intellettualmente di quello che dici ma lo sto sperimentando. Se sono totalmente responsabile della creazione della mia realtà – e lo sono – e ci sono aspetti di questa mia realtà che non mi piacciono, evidentemente c’è una parte della mia coscienza (non quella “superiore”, ma quella che va in automatico) che ha impostato dei “programmi” a mia insaputa, Dio solo sa come e quando. Ma sempre di mie creazioni si tratta. Così ho incominciato a fare pulizia. A dire a ogni aspetto di me “ti amo”, “mi dispiace tanto”, “ti prego, perdonami”, “grazie, grazie, grazie!!” (conoscerai sicuramente la tradizione hawaiana dell’Ho’oponopono, divulgata tra gli altri da Joe Vitale). E funziona, accidenti, funziona!! Questo film è incredibilmente emozionante… Grazie e un caro saluto
        Grazia

        • Paolo Marrone scrive:

          Grazie della tua testimonianza Maria Grazia. Sicuramente l’approccio corretto è quello di accettare tutto quello che fa parte della propria vita, bello o brutto che sia, con la convinzione che, essendo responsabili della nostra realtà, abbiamo il potere di cambiare le cose che non ci piacciono.
          Un caro abbraccio.
          Paolo

  8. angela scrive:

    Gentile Paolo quello che per me è importante è la qualità della vita, certamente ho un’altra formazione, ma la curiosità e inquietudine mia e di altre persone mi porta a cercare di scoprire anche altre strade. Leggerò La via della Creazione Consapevole quando arriverà, anche perché sono proprio ignorante in questo campo. Una cosa però vorrei chiederti: l’altro, l’altra persona che ti preme, il tuo simile quale importanza ha per te? Non c’è il rischio che questo amore di Se non riesca a vedere, sentire altri Sé diversi dal proprio Sé?
    Contraccambio l’abbraccio.
    angela

    • Paolo Marrone scrive:

      Carissima Angela, la tua curiosità è assolutamente legittima, ed è il mezzo indispensabile attraverso il quale si può crescere. Il fatto che ti stia interessando ad argomenti per te sconosciuti ti fa onore, e ti pone sicuramente su un altro livello rispetto a coloro che si ‘adagiano’ sulle proprie convinzioni e rifiutano di prendere in considerazione punti di vista diversi. Ti ringrazio per aver ordinato il mio libro, e sarò davvero felice di conoscere la tua opinione 🙂
      Riguardo alla tua domanda, sono del parere che si può considerare e amare gli altri solo ed esclusivamente se si riesce prima ad amare se stessi. Sto parlando di amore in generale, non solo quello tra due amanti. L’amore verso se stessi fa in modo che si possa vivere qualsiasi relazione in modo sereno, donando tutto il proprio amore incondizionato, senza pretendere nulla dall’altra persona. Questo lo si riesce a fare solo se ci si ama profondamente. Tutte le forme di gelosia o possessione derivano a mio avviso da una scarsa considerazione di se stessi. Non amandoci, crediamo inconsciamente di non meritare l’amore altrui, e questo crea sentimenti di insicurezza per paura di perdere l’altra persona, che si traducono poi in atteggiamenti di gelosia e attaccamento morbosi. Credo quindi che l’alta considerazione di se sia il presupposto per godere di relazioni sincere, felici e durature. A tal proposito, se vorrai, potrai leggere questo mio articolo, nel quale affronto in dettaglio questo argomento.

  9. chiara scrive:

    Grandi!!

  10. Barbara corsini scrive:

    Caro Paolo
    sei sempre chiarificatore e consolidatore per tutti quelli, che come me, ti leggono! Ti ringrazio molto perciò per tutto quello che scrivi! Grazie a te ho letto il grande Igor sibaldi, hichs, joe vitale e altri…. perciò grazie e ancora grazie! Continua a scrivermi a scriverci a leggermi a leggerci!

  11. ivan scrive:

    Il motivo per cui sono qui é dovuta a una considerazione caduta dal cielo: la mia coscienza é è la stessa di tutti, altrimenti non potrebbe esserci comunicazione. Quando non c’é comunicazione succede perche’ crediamo erroneamente che abbiamo coscienze separate.
    Tutto ciò mi fa capire il senso dell’uno.

  12. Gioia scrive:

    Caro Paolo, è proprio vero. Più procedo in questo cammino di crescita e più mi rendo conto che ciò che mi accade lo sto creando per ricordare.
    Ma c’è una domanda a cui ancora non riesco a rispondere…
    Perché siamo in questo stato di “sonno”?
    Siamo noi creatori dell’Universo, quindi perché ci siamo messi nella situazione di doverci “risvegliare”?
    Grazie!

    • Paolo Marrone scrive:

      Risponderò brevemente, anche se la risposta è molto più complessa. Fondamentalmente siamo qui per riscoprire la nostra vera natura divina, e per farlo l’unico modo è passare per una esperienza di non-divinità. Per questo non ricordiamo chi siamo. Il riscoprirlo è proprio il lavoro da fare 🙂

      • Gioia scrive:

        Grazie Paolo.
        Si, da ciò che sto apprendendo in questo percorso di crescita capisco che sono in un sogno/esperienza e che il risveglio aiuterà a ricordare la mia vera natura, ma quello che non capisco è il perché… Per quale motivo se siamo esseri divini dobbiamo passare da questo sogno? Il nostro Vero Se ha già una sua coscienza e consapevolezza di se. Che cosa è successo per cui si è reso necessario/abbiamo deciso di cadere in questo sonno?

        • Paolo Marrone scrive:

          Gioia, per sapere cos’è la luce bisogna aver sperimentato il buio. Per sapere cos’è la bontà bisogna aver conosciuto la cattiveria, per capire cosa voglia dire amare o essere amati bisogna necessariamente aver vissuto un’esperienza di mancanza d’amore. Ecco perchè siamo qui in questo mondo duale, dove esiste tutto e il contrario di tutto. Semplicemente per farne esperienza e acquisire quindi la conoscenza. Dio nel suo stato assoluto di essere, in cui è tutto ciò che esiste, non può avere esperienza di se stesso. Per farlo ha dovuto ‘escogitare’ un ambiente in cui fare esperienza del suo opposto (l’essere non-Dio). Noi siamo il tramite attraverso il quale Dio sta riscoprendo se stesso. Bel compito, non trovi?

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