13 Ottobre 2026
Campo Quantico

23 pensieri su “Questo articolo lo hai scritto tu”

  1. So di aver tutte le risposte da sempre….so di essere nata sapendo tutto, penso che paradossalmente siamo più” illuminati” quando siamo bambini…poi ci ” insegnano” le regole , i non si fa,i non di può….e man mano perdiamo la verità del tutto….ma ho scritto questo articolo , come altri,per poter ricordare…e sto ricordando….grazie Paolo….e grazie anche a me…:-)

  2. Le tue certezze mi fanno pensare; probabilmente ci sono diversi cammini o percorsi di crescita dove la differenza è data dalla possibilità (nel senso se reggiamo questo passo)di vivere con fede o senza in maniera dogmatica. Quando accenni alla parte divina di noi si può accostare a ciò che la psicanalisi nomina come questione dell’Inconscio? Quando scrivi che siamo già essere illuminati cosa significa? Ti ringrazio comunque. Angela

    1. Carissima Angela, grazie della domanda. Le mie certezze derivano dal fatto che ‘sento’ come vere le cose di cui scrivo. Più di una volta nel mio blog ho esortato le persone a non prendere per vero ciò che dico, a meno che non sentano come veri questi concetti. Il fatto che siamo già illuminati vuol dire che il nostro Vero Sè conosce benissimo queste cose, e quindi non siamo su questa terra per imparare alcunchè, ma piuttosto per ‘ricordare’ ciò che nel nostro profondo sappiamo già. Quando ascoltiamo qualcosa che ‘risuona’ nel nostro animo come vera, vuol dire che la stiamo riconoscendo, e quindi la stiamo ricordando. L’intelletto non può aiutarci in questo caso, e tutto il sapere del mondo non può in alcun modo venirci in aiuto. Dobbiamo avvicinarci a queste cose con curiosità e con la mente sgombra da qualsiasi condizionamento, come farebbe un bambino. E’ per questo che non si può fare a mio avviso alcun riferimento della psicanalisi, perchè la scienza ufficiale è ben lontana dal poter spiegare questi argomenti.

  3. Fortunatamente ho scritto questo articolo al momento giusto … 🙂
    Sto in questo percorso di crescita a stati alterni, a volte con leggerezza, altre con apprensione, sapendo che ancora non riesco a partecipare fino in fondo alla completezza dell’Universo…vivendo ancora ” l’insostenibile pesantezza dell’essere”…ma come si fa a diventare consapevoli della propria illuminazione ?

    1. Carissima Patrizia, la tua domanda può essere tradotta in “qual è lo scopo della nostra esistenza?”. Siamo qui proprio per ‘ricordare’ di essere illuminati. Lo dobbiamo fare applicandoci, studiando e meditando. E’ il lavoro che siamo chiamati a fare su questa terra per riscoprire la nostra vera natura. Siamo già illuminati, ma dobbiamo lavorare per ricordarlo 🙂

  4. Gentile Paolo ti ringrazio per la premura della risposta, cosa sempre più rara oggi.
    Sul “sentire” e “risuonare” due piccole considerazioni.
    Penso che ognuno di noi quando scrive o parla sostiene opinioni che per lui/lei sono vere, avverte delle priorità, sente che del senso lo trova in alcuni concetti, valori, ideali, emozioni etc. diversi in ciascuno di noi.
    Ma sul “sentire” in rapporto ad altri esseri umani, a me è capitato più volte di rendermi conto che ciò che “sentivo”, altro non era che qualcosa di mio che “risuonando” in me come ferita, mi invitava a “digerire” quella emozione invece di spostare il problema sugli altri.
    E’ forse questo che intendi per riconoscere e ricordare?
    Semplice a dirsi, impegnativo metterlo in pratica, ma sicuramente un ideale un valore una passione, un impegno “vero” per un mondo con meno odio.

    1. Carissima Angela, consentimi di dissentire sul fatto che chiunque parli o scriva di qualcosa è perchè la sente come ‘vera’. Molti dei pensieri appartenenti a religioni, correnti politiche, e dottrine in generale sono di solito accettate dalle persone in modo passivo, il più delle volte per soddisfare l’umana esigenza di appartenere ad un gruppo più o meno ampio di persone. Basti pensare a quanti, nel XXI secolo, credono ancora all’esistenza del paradiso e dell’inferno, e a un Dio che da lassù ci giudica e ci condanna. Ma non sto nemmeno parlando dell’opposto, cioè di verità conseguenti a un ragionamento logico, come possono essere i postulati scientifici. Come ho detto, nessuna logica può aiutare a comprendere le verità ultime che sono alla base del mondo che percepiamo. Anzi, il più delle volte la verità si svela solo dopo aver accettato di abbassare la guardia e aver demolito ogni preconcetto esistente. La prima volta che lessi un libro sulla legge di attrazione, per esempio, scoprendo che siamo noi a determinare il nostro destino, stavo letteralmente impazzendo di gioia per quello che stavo leggendo, e avevo la netta sensazione di aver sempre saputo quelle cose, benchè fosse la prima volta che le leggevo. Avrei messo la mano sul fuoco riguardo la veridicità di quello che stavo scoprendo, anzi mi stupii addirittura per aver ignorato per così tanto tempo cose che in quel momento mi apparivano così ‘ovvie’.
      Ho interpretato quella sensazione come la dimostrazione del fatto che avevo sempre saputo quelle cose, erano sepolte da qualche parte dentro di me, e quel libro aveva semplicemente sollevato il velo che le teneva celate alla mia consapevolezza.
      Ecco cosa intendo per ‘riconoscere’ e ‘ricordare’.
      Riguardo alla tua ultima considerazione, concordo pienamente, perchè solo quando capiremo che siamo gli unici responsabili di tutto ciò che accade, e smetteremo quindi di addossare le colpe agli altri, allora potremo vivere in un mondo migliore.

  5. Gentile Paolo, come spesso capita, io ho messo l’accento su chi “trasmette il messaggio (chi parla, o scrive) e quindi ipotizzavo la “verità” sentita del chi parla o scrive; se così non fosse esisterebbe il fanatismo, il fondamentalismo, l’assolutismo?
    Mentre tu, lo hai messo sul “ricevente” il messaggio e giustamente parli di passività, aggiungo io come tornaconto per addormentare il pensiero che fa comodo al potere.
    Nutro, invece, perplessità sul fatto che siamo noi a determinare il nostro destino. Mentre ritengo che possa esserci delle responsabilità nelle relazioni emotive-affettive di coppia, familiari, di amicizia, lo penso meno per quanto riguarda le catastrofi naturali (terremoto/maremoto etc.), i milioni di ebrei uccisi nei campi di sterminio, i bambini abusati dai pedofili, i bambini abbandonati negli orfanotrofi, i malati di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e tante altre situazioni di dolore in cui ciascuno di noi è chiamato a soccombere.
    La domanda allora è quanto effettivamente siamo noi a determinare il nostro destino e quanto invece, è il destino a determinare di noi?
    Grazie ancora.

    p.s.
    Leggendo La banalità del male di A.Arendt si trova anche la domanda sull’eventuale responsabilità degli ebrei; umanamente aborro questa ipotesi.

    1. Carissima Angela,
      la mia visione è che la realtà che percepiamo con i nostri sensi è totalmente, e sottolineo totalmente, creata da noi. Ognuno deve ritenersi responsabile al 100% del proprio destino, bello o brutto che sia. E questo ci da un potere infinito, che a molti, la maggior parte, fa paura. Secondo il mio punto di vista non possiamo scaricare su nessuno la responsabilità oltre che su noi stessi, e da questo deriva l’assurdità e l’inutilità di atteggiamenti di vittimismo o, peggio, di giudizio nei confronti dell’operato altrui.
      A mio avviso però ritenersi gli unici responsabili è l’unico modo per prendere davvero in mano il proprio destino, senza delegarlo a nessuno. Mi sentirei molto a disagio se la mia felicità o il mio benessere dipendessero dall’agire di qualcun altro o da eventi esterni sui quali non ho alcun controllo. Non potrei che essere puntualmente disatteso, e non potrei mai raggiungere la felicità e l’appagamento. Ma questa è la situazione, ahimè, del 99% della popolazione su questo pianeta. Il proprio potere va recriminato, non delegato. Se vorrai leggere gli altri articoli del mio blog in cui esprimo queste idee potrai comprendere meglio il mio punto di vista.
      Siamo evidentemente su due fronti di pensiero molto diversi, ma rispetto assolutamente il tuo punto di vista, perchè da questo deriva la bellezza e la varietà del mondo 🙂
      Un caro abbraccio
      Paolo

      1. Caro Paolo, effettivamente questo articolo l’ho scritto io. Non solo sono convinta intellettualmente di quello che dici ma lo sto sperimentando. Se sono totalmente responsabile della creazione della mia realtà – e lo sono – e ci sono aspetti di questa mia realtà che non mi piacciono, evidentemente c’è una parte della mia coscienza (non quella “superiore”, ma quella che va in automatico) che ha impostato dei “programmi” a mia insaputa, Dio solo sa come e quando. Ma sempre di mie creazioni si tratta. Così ho incominciato a fare pulizia. A dire a ogni aspetto di me “ti amo”, “mi dispiace tanto”, “ti prego, perdonami”, “grazie, grazie, grazie!!” (conoscerai sicuramente la tradizione hawaiana dell’Ho’oponopono, divulgata tra gli altri da Joe Vitale). E funziona, accidenti, funziona!! Questo film è incredibilmente emozionante… Grazie e un caro saluto
        Grazia

        1. Grazie della tua testimonianza Maria Grazia. Sicuramente l’approccio corretto è quello di accettare tutto quello che fa parte della propria vita, bello o brutto che sia, con la convinzione che, essendo responsabili della nostra realtà, abbiamo il potere di cambiare le cose che non ci piacciono.
          Un caro abbraccio.
          Paolo

  6. Gentile Paolo quello che per me è importante è la qualità della vita, certamente ho un’altra formazione, ma la curiosità e inquietudine mia e di altre persone mi porta a cercare di scoprire anche altre strade. Leggerò La via della Creazione Consapevole quando arriverà, anche perché sono proprio ignorante in questo campo. Una cosa però vorrei chiederti: l’altro, l’altra persona che ti preme, il tuo simile quale importanza ha per te? Non c’è il rischio che questo amore di Se non riesca a vedere, sentire altri Sé diversi dal proprio Sé?
    Contraccambio l’abbraccio.
    angela

    1. Carissima Angela, la tua curiosità è assolutamente legittima, ed è il mezzo indispensabile attraverso il quale si può crescere. Il fatto che ti stia interessando ad argomenti per te sconosciuti ti fa onore, e ti pone sicuramente su un altro livello rispetto a coloro che si ‘adagiano’ sulle proprie convinzioni e rifiutano di prendere in considerazione punti di vista diversi. Ti ringrazio per aver ordinato il mio libro, e sarò davvero felice di conoscere la tua opinione 🙂
      Riguardo alla tua domanda, sono del parere che si può considerare e amare gli altri solo ed esclusivamente se si riesce prima ad amare se stessi. Sto parlando di amore in generale, non solo quello tra due amanti. L’amore verso se stessi fa in modo che si possa vivere qualsiasi relazione in modo sereno, donando tutto il proprio amore incondizionato, senza pretendere nulla dall’altra persona. Questo lo si riesce a fare solo se ci si ama profondamente. Tutte le forme di gelosia o possessione derivano a mio avviso da una scarsa considerazione di se stessi. Non amandoci, crediamo inconsciamente di non meritare l’amore altrui, e questo crea sentimenti di insicurezza per paura di perdere l’altra persona, che si traducono poi in atteggiamenti di gelosia e attaccamento morbosi. Credo quindi che l’alta considerazione di se sia il presupposto per godere di relazioni sincere, felici e durature. A tal proposito, se vorrai, potrai leggere questo mio articolo, nel quale affronto in dettaglio questo argomento.

  7. Caro Paolo
    sei sempre chiarificatore e consolidatore per tutti quelli, che come me, ti leggono! Ti ringrazio molto perciò per tutto quello che scrivi! Grazie a te ho letto il grande Igor sibaldi, hichs, joe vitale e altri…. perciò grazie e ancora grazie! Continua a scrivermi a scriverci a leggermi a leggerci!

  8. Il motivo per cui sono qui é dovuta a una considerazione caduta dal cielo: la mia coscienza é è la stessa di tutti, altrimenti non potrebbe esserci comunicazione. Quando non c’é comunicazione succede perche’ crediamo erroneamente che abbiamo coscienze separate.
    Tutto ciò mi fa capire il senso dell’uno.

  9. Caro Paolo, è proprio vero. Più procedo in questo cammino di crescita e più mi rendo conto che ciò che mi accade lo sto creando per ricordare.
    Ma c’è una domanda a cui ancora non riesco a rispondere…
    Perché siamo in questo stato di “sonno”?
    Siamo noi creatori dell’Universo, quindi perché ci siamo messi nella situazione di doverci “risvegliare”?
    Grazie!

    1. Risponderò brevemente, anche se la risposta è molto più complessa. Fondamentalmente siamo qui per riscoprire la nostra vera natura divina, e per farlo l’unico modo è passare per una esperienza di non-divinità. Per questo non ricordiamo chi siamo. Il riscoprirlo è proprio il lavoro da fare 🙂

      1. Grazie Paolo.
        Si, da ciò che sto apprendendo in questo percorso di crescita capisco che sono in un sogno/esperienza e che il risveglio aiuterà a ricordare la mia vera natura, ma quello che non capisco è il perché… Per quale motivo se siamo esseri divini dobbiamo passare da questo sogno? Il nostro Vero Se ha già una sua coscienza e consapevolezza di se. Che cosa è successo per cui si è reso necessario/abbiamo deciso di cadere in questo sonno?

        1. Gioia, per sapere cos’è la luce bisogna aver sperimentato il buio. Per sapere cos’è la bontà bisogna aver conosciuto la cattiveria, per capire cosa voglia dire amare o essere amati bisogna necessariamente aver vissuto un’esperienza di mancanza d’amore. Ecco perchè siamo qui in questo mondo duale, dove esiste tutto e il contrario di tutto. Semplicemente per farne esperienza e acquisire quindi la conoscenza. Dio nel suo stato assoluto di essere, in cui è tutto ciò che esiste, non può avere esperienza di se stesso. Per farlo ha dovuto ‘escogitare’ un ambiente in cui fare esperienza del suo opposto (l’essere non-Dio). Noi siamo il tramite attraverso il quale Dio sta riscoprendo se stesso. Bel compito, non trovi?

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