Non basta conoscere le regole del gioco

camera oscuraLeggiamo tantissimi libri, ascoltiamo altrettanti maestri e guru che ci dicono tante belle cose su come progredire nel nostro percorso di crescita personale, ma poi, alla resa dei conti, ci accorgiamo che non riusciamo a mettere in pratica tutte quelle nozioni che abbiamo appreso. Vediamo, con l’aiuto di una piccola storiella, cosa fare per risolvere il problema.

C’era una volta un discepolo di una scuola Zen che un giorno chiese al suo Maestro: “Maestro, ho letto praticamente tutti i libri che lei mi ha consigliato, ho seguito alla lettera ogni suo insegnamento, ma non vedo ancora grandi risultati. Mi indichi dove sto sbagliando”.

Il Maestro gli rispose: “Prendi quella scacchiera che vedi su quel tavolo e portala qui”. Il discepolo fece come il Maestro gli aveva indicato.

“Bene” – continuò il Maestro – “ora ascoltami bene. Su questa scacchiera sono poggiate alla rinfusa delle pedine nere e bianche, in egual numero. La regola di questo gioco è quella di disporre le pedine sulla scacchiera facendo in modo che su ogni riga ci siano alla fine un egual numero di pedine bianche e nere. Sei pronto?”

“Certo” – rispose il discepolo – “le regole del gioco sono molto semplici, credo di poterlo fare facilmente”

Il Maestro allora tirò fuori un drappo nero da una tasca del suo abito e chiese al discepolo di usarlo per bendarsi gli occhi prima di iniziare a disporre le pedine. “Ma Maestro” – esclamò stupito il dicepolo – “come potrò mai mettere le pedine in modo corretto sulla scacchiera senza poter vedere ciò che sto facendo?”

“Ecco la risposta alla tua domanda” – rispose il Maestro accennando un sorriso – “Tutti i libri che hai letto e gli insegnamenti ricevuti sono serviti solo a fornirti la conoscenza sulle regole che governano il mondo. Sono regole indispensabili, perché senza di esse non sapresti come affrontare le vicissitudini della vita, ma non bastano. Devi anche levarti le bende dagli occhi, perché nonostante le tue conoscenze, sei ancora cieco alla verità, e i tuoi occhi non vedono come è fatto davvero il mondo.”


Questa piccola storiella ci fa comprendere una cosa molto importante: non importa quanto bene abbiamo compreso le regole, non possiamo giocare al gioco della vita con gli occhi bendati. La conoscenza, benché indispensabile, non può bastare se continuiamo a vedere le cose sempre con gli stessi occhi.

Sappiamo che il mondo è un’illusione, e che lo stiamo creando noi, ma nonostante ciò continuiamo ad averne paura, perseverando nei nostri soliti atteggiamenti di lamentela, rabbia e giudizio ogni qual volta ne abbiamo l’occasione. Dimentichiamo di avere a che fare sempre e solo con noi stessi quando vediamo qualcosa o qualcuno che non ci piace.

Dobbiamo toglierci le bende dagli occhi se voglimo davvero progredire in questo percorso di crescita. Ma come fare?

Entriamo nell’ottica di essere gli unici responsabili di tutto ciò che ci accade, piacevole o spiacevole che sia. Per farlo dobbiamo ricordare a noi stessi, più spesso che possiamo, che stiamo vivendo in un sogno, e che tutto ciò che ci appare reale e separato da noi è solo frutto di un’allucinazione, alla quale crediamo ciecamente.

Colgo l’occasione per indicarvi una tecnica molto semplice che Osho ci ha suggerito in uno dei suoi tanti insegnamenti per toglierci finalmente le bende dagli occhi e comprendere che tutto ciò che vediamo è illusorio.


OSHO: PENSA CHE TUTTI I FENOMENI SIANO SOGNI

Questa è una tecnica estremamente potente.
Iniziate a contemplare in questo modo: se state camminando per strada …
contemplate che le persone che passano sono tutti sogni.

I negozi e i negozianti …
i clienti e le persone che vanno
e vengono … sono tutti sogni.

Le case … gli autobus …
il treno … l’aereo … sono tutti sogni.

Sarete immediatamente sorpresi da qualcosa di enorme importanza
che accade dentro di voi.
Nel momento in cui pensi che
“Tutti sono sogni” improvvisamente … come un lampo …
una cosa entra nella tua visione:
“Anch’io sono un sogno”.

Perché se il visto è un sogno …
allora chi è questo ‘io’?
Se l’oggetto è un sogno …
allora il soggetto è anche un sogno.
Se l’oggetto è falso …
come può il soggetto essere la verità? Impossibile.

Se guardi tutto come un sogno … improvvisamente troverai qualcosa
che sfugge dal tuo essere:
l’idea dell’io.
Questo è l’unico modo per far cadere l’ego … e il più semplice.

Basta provare

meditare in questo modo.
Meditare in questo modo più e più volte …
un giorno il miracolo accade:
si guarda dentro …
e l’ego non si trova lì.

L’ego è un sottoprodotto …
un sottoprodotto dell’illusione che qualsiasi cosa tu veda è vera.
Se pensi che gli oggetti siano veri …
allora l’io può esistere;
è un sottoprodotto.
Se pensi che gli oggetti siano sogni …
l’ego scompare.

E se pensi continuamente che tutto è un sogno …
poi un giorno …
in un sogno nella notte …
rimarrai sorpreso:
improvvisamente nel sogno ti ricorderai che anche questo è un sogno!
E subito …
man mano che il ricordo accade …
il sogno sparirà.

E per la prima volta vi sentirete profondamente addormentati …
ma svegli
un’esperienza molto paradossale …
ma di grande beneficio.


Per ricordarvi di eseguire questo esercizio mettete un cicalino nel vostro telefono che vi avvisi ad intervalli regolari, per esempio ogni due o tre ore, e ogni volta che lo sentite provate a fare l’esercizio proposto da Osho. Ben presto le bende caleranno dagli occhi, e potrete finalmente vedere come è fatto davvero il mondo. Garantito.

Paolo Marrone

Tornare alla sorgente Book Cover Tornare alla sorgente
Osho
Spiritualità
Oscar Mondadori
2018
11,5x16,5cm
144

Il libro “Tornare alla Sorgente”, del maestro Osho, è un vero percorso a tappe verso la consapevolezza, accompagnato da bellissime illustrazioni.

I pesci non imparano a nuotare, eppure sanno farlo. Così anche gli uomini non devono imparare a essere consapevoli: è nella loro natura.

Basta che si tuffino fiduciosi nel fiume della consapevolezza interiore per raggiungere la beatitudine.

Questo libro, arricchito da tante illustrazioni a colori, ti insegna a farlo attraverso un vero percorso, quasi un gioco, la cui meta è la completezza e la felicità... (Continua)

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“Attuatori” di un Disegno Divino?

camera oscura Riesco perfettamente a immaginare l’emozione di quello scienziato che, agli inizi del XX secolo, in un piccolo laboratorio fotografico, estraeva le due grandi lastre di materiale fotosensibile dal bagno di sviluppo per verificare quale immagine fosse rimasta impressa dopo l’esposizione per diverse ore al bombardamento di elettroni fatti passare attraverso un pannello con due fenditure, come previsto dal famoso esperimento ideato circa un secolo prima da Thomas Young.

La prima delle due lastre era stata impressa dopo aver piazzato un sensore in prossimità di una delle due fessure per rivelare quali e quanti elettroni passassero per quella fessura. La seconda lastra invece era stata impressa con il sensore spento. La fioca luce di una candela schermata da un vetro rosso che illuminava quel piccolo laboratorio fotografico rendeva l’atmosfera irreale, ed evidenziava le numerose rughe sulla fronte corrucciata del giovane ricercatore, segno evidente del fatto che non stava più nella pelle mentre osservava l’immagine che lentamente compariva sulle due lastre umide appese ad asciugare.

Quel giovane ricercatore sapeva che se sulla prima lastra fossero comparse solo due bande più chiare, avrebbe avuto la prova che cercava. Finalmente il momento era arrivato, e la fioca luce di quel piccolo laboratorio non gli impedì di notare che sulla prima lastra stavano in effetti comparendo solo due strisce più chiare, a differenza dell’altra, dove invece se ne potevano contare almeno una decina.  

Quella era la prova che l’osservazione fatta con quel sensore modificava il comportamento degli elettroni, che smettevano di comportarsi come onde per ‘collassare’ e diventare particelle, le uniche in grado di giustificare le due bande chiare che quello scienziato, con occhi pieni di emozione, stava osservando su quella lastra fotografica. Il mondo, o meglio la visione del mondo che scaturì da quell’esperimento non fu mai più la stessa. In qualche modo quella era la dimostrazione inconfutabile che l’osservazione modificava la realtà osservata, facendo comparire dal nulla la materia, là dove si posava l’attenzione dell’osservatore.   

La presenza di numerose bande chiare presenti sulla seconda lastra dimostrava che la materia, quando non osservata, si presenta come un’impalpabile onda. Un’onda invece di una solida particella. Ma cosa vuol dire questa cosa? Ad una più attenta analisi, si scoprì che quell’onda rappresenta semplicemente la probabilità di trovare la particella in un certo punto dello spazio tempo. Niente di fisico o di tangibile, quindi, solo una probabilità.

Ma dove va a finire quella particella quando non viene osservata? Potremmo dire dappertutto, e nello stesso tempo da nessuna parte, questa è l’unica risposta sensata che si può dare a questa domanda. Di fatto quella particella non esiste quando non osservata, perché al suo posto c’è qualcosa di totalmente immateriale, senza confini, che permea l’intero spazio. C’è solo una probabilità, qualcosa che non esiste in questo mondo materiale, se non come idea, o concetto, espresso attraverso una serie di formule matematiche. C’è solo “l’informazione” della potenziale esistenza di una particella.

UNA REALTA’ A DUE LIVELLI

L’esperimento delle due fessure ci ha quindi dimostrato che una particella può apparire solo come il risultato del “collasso” dell’onda che la descrive. Si parla di “collasso” perché l’onda senza confini che permea l’intero spazio è come se si concentrasse istantaneamente in un unico punto per trasformarsi nella particella osservata.

Ci si rese conto che la fisica quantistica aveva finalmente alzato il velo sulla realtà delle cose, rivelando uno strano mondo composto da due diversi livelli. Esiste un primo livello, che potremmo definire “immateriale”, dove non esiste né tempo né spazio, fatto solo di “onde di probabilità”, un livello dove esiste qualsiasi cosa in forma “potenziale” ed “inespressa”. Il secondo livello invece è quello a cui appartengono le cose “materiali”, il mondo cioè che possiamo sperimentare con i cinque sensi, dove il tempo e lo spazio la fanno da padroni.

Le onde del primo livello esprimono il concetto, o l’idea delle cose che poi appaiono al secondo livello. Le potremmo chiamare forme-pensiero, perché composte di impalpabili pensieri che danno forma alle cose materiali che possiamo sperimentare nel secondo livello. Solo idee, o concetti inespressi, quindi, che quando vengono espressi attraverso l’osservazione, altro non sono che gli oggetti materiali che sperimentiamo con i cinque sensi, espressione fisica di quei concetti.

Fu a tutti chiaro che, affinché una particella possa comparire, deve necessariamente esistere in precedenza un’onda che la descrive. Nulla può esistere quindi al secondo livello, quello materiale, senza che al primo livello venga concepita la sua “idea” o forma-pensiero.

Ma come fa un’onda a collassare e a manifestare nel secondo livello una particella? In altre parole, come fa a concretizzarsi questo meccanismo di creazione? Beh, se siete stati attenti avrete intuito che, dato che è l’osservazione ad operare questa “magia”, probabilmente ha a che fare con l’osservatore, cioè con noi stessi, esseri dotati di una coscienza. La totalità di tutte le forme-pensiero, quindi, che può essere considerata alla stregua di energia «potenziale», ha bisogno di essere “osservata” per potersi esprimere nel mondo reale.

Ma cosa vuol dire esattamente “osservare”? Qui non stiamo parlando dell’osservazione fatta con gli occhi, naturalmente, perché ci stiamo riferendo ad un’onda che, in quanto espressione di un’idea o di un concetto, non può che essere osservata da una mente. Si tratta quindi di una scelta, nient’altro che un processo di “scelta”, o di “estrazione” fatta tra tutti gli infiniti pensieri che una mente può concepire.

La creazione della realtà quindi è alla fine nient’altro che una scelta, una scelta ponderata, che possiamo paragonare a un meccanismo di «attuazione» di un’Idea Primaria, esistente in principio solo in una forma potenziale e inespressa. Essa si esprimerà nel modo esatto in cui noi le permettiamo di esprimersi. In quanto esseri coscienti operiamo la scelta costantemente, ogni qual volta posiamo la nostra attenzione su di un’idea, o su un concetto.

LA MENTE COME STRUMENTO DI “ATTUAZIONE” DELLA REALTA’

Ecco allora svelato il nostro ruolo in questo magico processo di creazione. Rappresentiamo di fatto il ponte di collegamento tra i due livelli, una sorta di «attuatori» dell’infinito potenziale esistente al primo livello, che per sua natura, come abbiamo visto, ha bisogno di essere “riconosciuto” e quindi “scelto” per potersi esprimere nel mondo cosiddetto “reale”.

Un fantastico meccanismo ideato per permette a una mente “divina” di sperimentare sé stessa e gioire della possibilità di creare un mondo a sua immagine e somiglianza? Chissà, nessuno può dirlo con certezza. Ognuno è libero di trarre le sue conclusioni.

Paolo Marrone

Tafti la Sacerdotessa Book Cover Tafti la Sacerdotessa
Vadim Zeland
Legge di Attrazione
Om Edizioni
2019
15x21cm
254

"Tafti la Sacerdotessa" è il nuovo libro che stavano aspettando da tempo tutti gli ammiratori di Vadim Zeland, l'esperto di fisica quantistica che ha fatto conoscere a tutto il mondo il Transurfing, un modo nuovo di interpretare la realtà e di "governare" il proprio destino.

Nel libro sono descritte le tecniche di Tafti, "che sono molto più potenti di quelle del Transurfing". Esse si presentano come un'integrazione significativa e un livello nuovo e superiore di Transurfing... (Continua)

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Il Karma e la Legge di Attrazione

Se è vero che noi creiamo la nostra realtà e siamo potenzialmente in grado di manifestare i nostri desideri, come si concilia questo con il fatto che esiste anche il Karma, secondo il quale il nostro destino è in parte condizionato da ciò che è accaduto in passato?

Tutti abbiamo sentito parlare del Karma, e ognuno credo si sia fatto un’idea di questa “legge” dell’Universo. In base al principio del Karma ogni nostro pensiero, parola o azione ha in qualche modo un’influenza in quello che ci accadrà in futuro. Questo meccanismo di azione-reazione può agire indipendentemente dal tempo e dallo spazio, perché i suoi effetti, secondo alcuni, possono manifestarsi in qualsiasi momento e secondo modalità che non è possibile prevedere in alcun modo.

Ma per chi segue regolarmente questo blog, o legge i miei libri, sa perfettamente che io per primo esorto tutti a considerarsi gli unici creatori della propria realtà. Siamo esseri divini, come ho più volte avuto modo di affermare, ed essendo stati creati ad “immagine e somiglianza” del nostro Creatore, a nostra volta abbiamo ereditato la capacità di creare.

Come si coniuga allora questa nostra libertà di creare il nostro destino, con la legge del Karma che abbiamo descritto all’inizio di questo articolo? Come è possibile, in altre parole, pensare che possiamo far funzionare la Legge di Attrazione, quando nel contempo siamo in balìa del meccanismo di azione-reazione determinato dalle nostre azioni precedenti?

E’ più semplice di quanto si possa immaginare.

Viviamo in un Universo duale, nel quale esiste tutto e il contrario di tutto. Tutti infatti saremo d’accordo sul fatto che possiamo sperimentare il buio e la luce, la bellezza e la bruttezza, la gioia e la tristezza, … e potrei continuare con altre dieci pagine di esempi. Ebbene, questi due aspetti sono in costante equilibrio. Come faccio a saperlo? Basta guardarsi intorno. Se il nostro universo non fosse in equilibrio, la preponderanza di un qualsiasi aspetto, se non controbilanciata, finirebbe per crescere a dismisura distruggendo l’universo. E’ un pò come funziona un pendolo: più lo spingiamo verso una delle due estremità, più il peso ritornerà con forza verso l’estremo opposto, per poi alla fine adagiarsi al centro, una volta esaurita la forza iniziale che ne ha rotto l’equilibrio.

Ecco, l’universo in cui viviamo funziona in questo modo. Qualsiasi “perturbazione” viene prima o poi controbilanciata da una forza uguale e contraria che riporta il tutto in equilibrio. Semplificando, questo è il Karma.

E se fosse solo una manifestazione del Karma?

E se la Legge di Attrazione non fosse altro che un’altra manifestazione del Karma? Uhm… proviamo ad analizzare questa idea.

Ricorderete sicuramente una delle 7 leggi di Ermete Trismegisto:

Come sopra – così sotto,
come sotto – così sopra.
Come dentro – così fuori,
come fuori – così dentro.
Come nel grande – così nel piccolo.

Non a caso ho evidenziato le parole “Come dentro, così fuori…“. Questa, se ci pensate, è proprio la legge su cui si basa quella che chiamiamo Legge di Attrazione, secondo la quale si manifesterà all’esterno sempre e comunque quello che “siamo” al nostro interno. E’ il concetto di “essere” per “diventare”.

Se credo di essere sfigato, l’Universo farà di tutto per darmene prova, ma vale anche per il contrario, naturalmente.

Come fa ad agire questo principio? Qualsiasi “sbilanciamento” tra quello che “sentiamo” di essere, e quello che “siamo” nella realtà, verrà in qualche modo ad annullarsi, facendo in modo che il mondo esterno si uniformi prima o poi a ciò che pensiamo di essere. Se rileggete questa ultima frase probabilmente ritroverete esattamente il meccanismo con cui opera il Karma. Se cambio il mio “sentire” riguardo a chi sono, la realtà esterna non potrà che rimediare alla disuguaglianza che si è venuta a creare tra “dentro” e “fuori”, facendo in modo che tale differenza si annulli. Come? Se manterremo fermo il nostro pensiero senza che questo venga condizionato dagli eventi esterni, l’universo non potrà fare altro che modificare la realtà esterna per riportare il corretto equilibrio tra le cose.

Non può che essere così, perché ciò che chiamiamo “fuori” non è altro che la proiezione di ciò che siamo “dentro”. Anzi, per dirla meglio, sia il dentro che il fuori sono ambedue nella nostra mente. Siamo noi a contenere l’Universo, non il contrario, pertanto il tutto si deve necessariamente uniformare a quelle che sono le nostre credenze su come pensiamo le cose debbano manifestarsi.

E la legge del Karma è lì proprio per fare in modo che questo accada sempre, senza alcuna eccezione.

Paolo Marrone

The Intention Experiment Book Cover The Intention Experiment
Nuove Scienze
Lynne McTaggart
My Life Edizioni
2019
Libro - 15x23cm
336

Dopo il successo de “Il Campo Quantico”Lynne McTaggart torna con “The Intention Experiment”, un libro basato su un presupposto apparentemente “folle”: il pensiero influenza la realtà fisica.

E se il pensiero avesse il potere di guidare la tua vita verso l’obiettivo, di guarire il corpo e persino di cambiare il Pianeta? Ti è mai capitato di pensare che ciò sia possibile?

Prestigiosi istituti scientifici in tutto il mondo hanno condotto nel corso di svariati decenni numerosericerche sulla natura della coscienza, dimostrando che i pensieri sono in grado di influenzare ogni cosa.

I pensieri e le intenzioni umane, suggeriscono quelle scoperte, sono a tutti gli effetti qualcosa di fisico - un’energia tangibile - con l’incredibile potere di condizionare il mondo...(Continua)

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Quello strano esperimento che va a modificare il passato…

E’ possibile modificare il passato? Probabilmente chiunque, di fronte a questa domanda, risponderebbe di no. Esiste invece un esperimento di fisica quantistica che dimostra che questo è possibile, e se vuoi saperne di più non ti rimane che leggere fino in fondo questo articolo…

Probabilmente tutti avete già sentito parlare dell’esperimento delle due fessure. In quell’esperimento si facevano passare delle particelle attraverso un pannello su cui erano state aperte due fessure (nell’esperimento originale ideato da T. Young nel 1802 veniva usata la luce di una candela, ma poi l’esperimento fu ripetuto un secolo più tardi utilizzando diverse particelle, tra cui elettroni), e in base alla figura che si formava sulla parete in fondo si poteva dedurre se i fotoni si stavano comportando come particelle, oppure come onde. Questa immagine illustra come fu eseguito l’esperimento da Young:

Normalmente sulla parete di fondo si formano diverse bande più chiare (non solo due come ci si aspetterebbe), e questo dimostra il fatto che le particelle utilizzate si comportano come onde quando non vengono osservate.
Non sto qui a spiegare il perché di questo, ma chi volesse saperne di più può trovare su Internet molte pagine che ne parlano in modo più o meno approfondito (p.es. su Wikipedia).

Gli scienziati scoprirono che, nel momento in cui si pone un sensore prima di una delle due fessure, in modo da poter “osservare” quali elettroni passano per quella fessura, la figura proiettata sulla parete cambia, mostrando solo due bande più chiare, a dimostrazione del fatto che gli elettroni, quando osservati, si comportano non più come onde, ma come particelle.

Fin qui tutto nella norma, perché questo esperimento è stato eseguito innumerevoli volte usando elettroni, fotoni, protoni, ecc. e sempre ottenendo lo stesso identico risultato, il che dimostra in modo inconfutabile che una particella si comporta come tale solo quando viene osservata.

Le cose divennero davvero strane quando, in seguito ad un’idea del fisico J. A. Wheeler elaborata nel 1978, alcuni scienziati dell’Australian National University provarono ad indagare ulteriormente il fenomeno, eseguendo il cosiddetto esperimento di scelta ritardata, attraverso il quale si cercò di capire in che modo, ma soprattutto quando, l’osservatore influenza il comportamento della particella che sta osservando.

L’unica differenza rispetto al precedente esperimento, era che in questa seconda versione il sensore non venne più messo prima della fessura, bensì dopo. Questo vuol dire che la particella, nel momento in cui passa per la fessura, non può sapere se una volta al di là verrà osservata. Ebbene, anche in questo caso la figura che appariva sulla parete di fondo era costituita da due sole bande più chiare, ad indicare quindi che l’elettrone si era comportato come particella. Ma cosa c’entra questo con il tempo?

C’entra eccome, perché per poter far comparire le due bande più chiare sulla parete di fondo, gli elettroni avrebbero dovuto passare le due fessure come “particelle”. Ma dal primo esperimento sappiamo con certezza che quando non osservati, gli elettroni si comportano come onde. In questo secondo esperimento, quindi, dato che il sensore veniva posto dopo le fessure, gli elettroni prendevano comunque la decisione di passare come particelle, come se sapessero in anticipo che al di là delle fessure sarebbero stati osservati.

Praticamente, è come se l’elettrone, una volta davanti al sensore, riuscisse ad avvisare in qualche modo se stesso nel passato, facendo in modo che potesse cambiare il suo comportamento.

Per fare un’analogia, è come se, percorrendo una strada con un’automobile, dopo essere passati davanti a un autovelox, avvisassimo noi stessi nel passato della presenza di quell’autovelox, affinché potessimo sollevare in tempo il piede dall’acceleratore.

Il passato è modificabile?

E’ quindi possibile influire in qualche modo sul nostro passato? Sembrerebbe di sì, e l’esperimento condotto nell’Australian National University lo dimostra. Ma dato che noi non ci accontentiamo delle apparenze, cerchiamo di comprendere davvero cosa questo esperimento ci dimostrerebbe.

Naturalmente non è possibile “avvisare” se stessi nel passato di qualcosa che accade nel presente. Probabilmente per comprendere questo esperimento bisogna uscire dai normali canoni con i quali siamo abituati a ragionare, iniziando a mettere in discussione quello che crediamo di sapere sulla realtà, e in particolare sul tempo.

Questo esperimento è forse la dimostrazione pratica del fatto che il tempo è solo un’illusione, e che quindi esiste solo il presente, il qui e ora. Il passato e il futuro sono solo nostre supposizioni errate su come funziona il mondo. Ambedue questi concetti non hanno alcunché di reale, sono solo costruzioni mentali, e in quanto tali esistono solo all’interno della nostra mente.

Come possiamo spiegare quindi l’esperimento a scelta ritardata che abbiamo appena descritto? Lo possiamo fare solo se smontiamo quello che crediamo sulla legge di causa-effetto. Abbiamo sempre creduto fino ad ora che il passato determini in modo irreversibile il presente, nel senso che qualcosa è come appare perché nel suo passato sono accaduti degli eventi che ne hanno determinato lo stato attuale. Questo esperimento ribalta del tutto questo concetto, perché siamo di fronte alla dimostrazione che l’intero passato viene in realtà determinato dal presente. In altre parole, ogni qual volta si effettua un’osservazione, si va a determinare non solo lo stato attuale dell’oggetto osservato, ma si determina anche il suo passato apparente. Ma quale passato viene scelto tra gli infiniti possibili? Naturalmente quello che giustifica ciò che si sta osservando.

E’ come se ad ogni osservazione si entrasse in un universo parallelo, dotato del proprio presente (determinato dall’osservazione effettuata), e del corrispondente passato che va a giustificare quel presente.

Ma questa conclusione non può che essere l’unica plausibile, partendo dal presupposto che tutto ciò che esiste è il qui e ora. Tutto il resto è solo frutto di un’illusione, determinata da ciò che accade nel qui e ora percepito.

Cambia la tua visione del mondo, e il mondo cambia.

Qual è la conclusione a cui si giunge? Il mondo non funziona come abbiamo da sempre creduto, e la fisica quantistica può rappresentare la strada per evadere dalla gabbia mentale dentro cui siamo vissuti fino ad oggi, fatta di false credenze e limitazioni. La comprensione di quella che è la Realtà Ultima ci permette di vedere il mondo con altri occhi, e dato che siamo noi a crearlo, quel mondo appare esattamente come crediamo debba apparire. Questo vuol dire che una diversa visione della realtà non può che modificare il modo in cui quella realtà si manifesta.

Questi, e tanti altri paradossi vengono spiegati in dettaglio nel mio ultimo libro “La Realtà Ultima“, alla lettura del quale vi rimando per saperne di più sul modo in cui la fisica quantistica sta rivoluzionando la visione che abbiamo del mondo.

Paolo Marrone

La Realtà Ultima Book Cover La Realtà Ultima
Paolo Marrone
Fisica Quantistica
L'Età dell'Acquario
Maggio 2019
14x21
140

"La Realtà Ultima oltre Ciò che Sembra" di Paolo Marrone, studioso delle leggi dell’Universo attraverso la riscoperta dei profondi legami esistenti tra le antiche dottrine orientali e le più recenti scoperte nel campo della fisica quantistica, ti offre 12 chiavi come strumenti fondamentali per mettere in atto un «piano di fuga» dalla gabbia mentale nella quale tutti noi, nessuno escluso, è rinchiuso.

Siamo prigionieri di pseudoteorie, false credenze abitudini mentali e supposizioni che non hanno alcun fondamento reale: tutti questi elementi sono come le sbarre di una gabbia che ci tiene intrappolati.

Rinchiusi come siamo in questa prigione di illusioni, conduciamo un'esisten­za che è spesso inautentica e irrimediabilmente infelice. Ma è possibile liberarsi? E come?

Attraverso i principi della fisica quantistica, esposti in modo chiaro e facilmente accessibile, l'autore ti indica in questo libro la strada da percorrere per raggiungere uno stato mentale di pace e serenità ed essere finalmente in grado di vedere il mondo e la vita con occhi diversi...(Continua)

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La realtà è un grande computer quantistico?

Realtà quanticaLa legge di attrazione esiste davvero? Com’è possibile che in un mondo fatto di cose solide un pensiero evanescente e impalpabile possa avere il potere di modificare la realtà? A questa e a molte altre domande la risposta possibile è una sola: viviamo in una realtà quantica, e se vuoi sapere come questo possa darti le risposte che cerchi, beh non ti resta che continuare a leggere…

Da tantissime fonti, tra cui questo blog, hai sicuramente letto tante cose sulla Legge di Attrazione, e spesso l’avrai anche sentita affiancare alla fisica quantistica. Ti hanno detto che il pensiero può modificare la realtà, e per giustificare questo concetto ti hanno spiegato l’esperimento delle due fessure, nel quale gli scienziati hanno dimostrato che la materia sembra non esistere quando non viene osservata.

D’accordo, molto interessante, ma scommetto che sei rimasto con mille dubbi riguardo al vero significato di tutto ciò, e le domande che frullano nella tua testa sono sempre le stesse: come diavolo è possibile che un semplice pensiero possa cambiare la realtà che sperimento? Ma sarà poi vera questa legge di attrazione? Ebbene, tra tutte le spiegazioni che ti hanno fornito forse manca la più importante e fondamentale, e stranamente la risposta non viene dai laboratori di fisica quantistica, bensì da quelli di informatica.

Di informatica? Sì, hai capito bene, la spiegazione più semplice in assoluto che si possa dare della legge di attrazione viene proprio dalle nuove scoperte nel campo dei computer, più precisamente dai computer quantistici (beh, a essere sinceri la fisica quantistica c’entra sempre, come vedi, ma qui ne parliamo in un modo un po’ diverso).

Cos’è un computer quantistico

Iniziamo con lo spiegare cos’è e come funziona un computer quantistico. Va premesso che questi computer non sono ancora disponibili sul mercato, ma esistono solo in forma di prototipo in alcuni laboratori di ricerca. Puoi trovare una spiegazione più approfondita su Wikipedia, ma qui cercheremo di farlo nel modo più breve e chiaro possibile.

Un computer quantistico stravolge completamente il concetto di computer così come lo conosciamo fino ad adesso. Per comprenderlo però dobbiamo partire dai computer classici, quelli cioè che tutti noi utilizziamo per il nostro lavoro. Nei computer classici esiste una unità centrale di elaborazione (la CPU) che è in grado di eseguire in sequenza una grande quantità di comandi, o istruzioni, che un programmatore ha scritto all’interno di un programma.

Per fare un esempio, se un computer classico (quello che è dentro al tuo cellulare, per esempio) deve trovare la via più breve tra due punti di una cartina stradale, esegue in sequenza più o meno questi passi:

  1. Cerca tutti i percorsi possibili tra i due punti
  2. Calcola per ognuno di essi la distanza e il tempo di percorrenza
  3. Li mette in ordine dal più breve al più lungo, o dal più veloce al più lento
  4. Ci mostra il percorso che è risultato essere il migliore

Questo è quello che viene chiamato programma, e c’è bisogno di un programmatore che sia stato in grado di individuare tutti i passi necessari per risolvere il problema, e li abbia trascritti in istruzioni comprensibili per il computer.

Nei computer classici, quindi, deve necessariamente esserci un programmatore che conosce già il modo per risolvere il problema, perché il computer non ha la più pallida idea di come fare senza che qualcuno glielo indichi. Il computer che è sulla nostra scrivania, o nel nostro smartphone è solo uno stupido esecutore di istruzioni che qualcun altro ha scritto per lui.

Bene, vediamo invece come funziona un computer quantistico. In questo caso non esiste un programma nè un programmatore che deve conoscere in anticipo tutti i passi necessari per arrivare alla soluzione del problema. Nei computer quantistici, infatti, tutto ciò che bisogna fornire sono i “requisiti” o i “vincoli” che devono essere rispettati. Nel nostro esempio tutto ciò che serve conoscere è che desideriamo andare dal punto A al punto B percorrendo la strada più breve (o più veloce).

Il computer quantistico sfrutta una proprietà della fisica quantistica secondo la quale ogni sua singola unità di calcolo (chiamata qubit, e ce ne possono essere migliaia o milioni in un solo computer) può simultaneamente avere diversi stati sovrapposti. Un tale computer è come se potesse prendere in considerazione, simultaneamente, tutte le soluzioni possibili al problema dato. In base ai requisiti imposti, il computer quantistico si “adagerà” sull’unica combinazione di stati che soddisferà detti vincoli. Nel nostro esempio è come se tutte le unità di calcolo del computer quantistico possano attraversare simultaneamente tutte le strade che vanno da A a B, e in base al vincolo imposto, il computer “sceglierà” proprio la combinazione corrispondente al percorso che risulterà essere il più breve. Perché accade ciò? Semplicemente perché lo stato finale, quello che risolve il problema, è l’unico possibile tra tutti gli stati possibili, dati i requisiti iniziali. Tutti gli altri semplicemente non possono accadere.

Con un’analogia, è come quando si butta acqua su di un viale in discesa. Tra tutti i percorsi possibili l’acqua sceglierà di incanalarsi solo nell’unica direzione possibile, quella cioè in direzione della discesa. Non perché l’acqua possa prendere delle decisioni, ma semplicemente perché in base alle leggi della fisica non può fare altro (in questo caso il vincolo imposto è quello della legge di gravità, che non può essere violata) .

Riassumiamo: in un computer quantistico non bisogna sapere come risolvere il problema, ma tutto quello che serve è scegliere il cosa si vuole. Il computer quantistico, tra tutte le infinite soluzioni esistenti sceglierà solo quella che soddisferà i vincoli imposti. Non perché è intelligente, e nemmeno perché conosce già la soluzione, ma semplicemente perché è l’unica cosa che gli è permessa fare, dati i vincoli iniziali.

Non lo sai, ma stai vivendo in un immenso computer quantistico

Ebbene, gli scienziati hanno scoperto che la vera fisica che governa questa realtà è la fisica quantistica, pertanto è come se vivessimo all’interno di un enorme computer quantistico. Nei libri che parlano di legge di attrazione ti hanno detto che devi scegliere il tuo desiderio e poi non preoccuparti del come verrà realizzato. Capisci ora perché? Rileggi il funzionamento del computer quantistico che ho illustrato qui sopra, e ti sarà subito chiaro il fatto che vivi in una realtà dove tutti i possibili futuri esistono contemporaneamente e in uno stato potenziale. Quale si materializzerà? Solo quello che rispetta i requisiti imposti, naturalmente. L’universo non può fare altro.

Ma cosa sono questi requisiti e chi li decide? 

Sono i tuoi desideri, naturalmente, e sei tu a deciderli, chi altri?

Paolo Marrone

 

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