Matrix: scopri le falle del sistema

System failureSe davvero viviamo in un mondo illusorio, devono esistere necessariamente delle falle che ci rivelano di essere veramente all’interno di un sistema immaginario, non reale. Scopriamo insieme se esistono, e quali sono queste falle.

Chi lavora con i computer sa benissimo che prima o poi, qualsiasi calcolatore, anche il più sofisticato, mostra qualche falla che ne rivela la natura artificiale. Per questo motivo ancora oggi non è possibile simulare al computer comportamenti molto complessi, come il pensiero umano, perché per un utente esperto sarebbe relativamente semplice trovare qualche evidente ‘sintomo’ del fatto che quello con cui ha a che fare non è un essere umano reale, ma solo una simulazione meccanizzata (per chi fosse interessato ad approfondire questi concetti, consiglio la lettura del Test di Turing).

Chi legge questo blog sa benissimo che l’idea di base che descrivo nei miei articoli, derivante da alcuni concetti di fisica quantistica, è che viviamo in un mondo illusorio creato da noi, e che tutto ciò che vediamo come apparentemente reale è solo frutto di una grande illusione, della quale ci siamo dimenticati di essere gli unici artefici e protagonisti.

Se è così, deve allora esserci qualche ‘falla’ che ci potrebbe rivelare la natura illusoria di questo mondo. Chi ha visto il film Matrix forse ricorderà che Neo ad un certo punto ha la conferma di essere all’interno di una simulazione notando un gatto che per due volte consecutive esegue lo stesso identico gesto. Ecco qui la scena per chi la volesse rivedere:

E nel nostro mondo? Esistono delle falle che ci permettono di intuire di essere all’interno di una illusione creata dalla nostra mente? Certo che esistono, ma prima di rivelarle è bene fare qualche utile premessa.

Naturalmente non aspettatevi di vedere un gatto ricomparire due volte nello stesso punto che esegue gli stessi identici movimenti (anche se in teoria sarebbe possibile). Bisogna analizzare una delle principali proprietà dell’illusione in cui siamo immersi per cercare nella giusta direzione ed avere qualche possibilità di trovare una falla.

Partiamo allora da un esperimento di fisica quantistica, che ci rivela una proprietà fondamentale del mondo in cui viviamo.
Sto parlando dell’Entanglement Quantistico, un effetto fisico secondo il quale due particelle che hanno interagito in qualche modo, anche se separate da distanze enormi, continuano a comportarsi come se fossero una sola particella. Qualsiasi misurazione fatta su una delle due particelle andrà a determinare istantaneamente lo stato anche dell’altra, anche se in quel momento le due sono separate da miliardi di anni luce di distanza.
Questo principio violerebbe apparentemente uno dei postulati della Teoria della Relatività di Einstein, secondo il quale nulla può viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce. Il fatto che due particelle possano comunicare a tempo zero su immense distanze, infatti, presupporrebbe che qualcosa possa viaggiare a velocità infinita in modo da avvisare l’altra particella di quello che sta succedendo alla sua gemella remota.

Dando per scontato che la velocità della luce è realmente non superabile (come dimostrato da innumerevoli esperimenti), è evidente che le due particelle in realtà sono una cosa sola, e che lo spazio che le separa è solo un’illusione creata dalla nostra mente. Questo, se volete, è la dimostrazione scientifica del fatto che siamo tutti Uno, idea tanto cara ad alcune religioni orientali.

Se siamo tutti espressione di una cosa sola, allora, la domanda che sorge spontanea è:

Perché vediamo le cose separate da noi? C’è qualche ‘segno’ che ci possa indicare qual è la realtà intrinseca del mondo in cui viviamo?

Se siamo tutti espressione di un’unica entità, probabilmente potrebbe esserci qualcosa che ci potrebbe svelare ‘il trucco‘, rivelandoci questa singolare ‘unicità‘ di tutte le cose.

Questa falla esiste, esiste eccome.
Anzi, ne esistono almeno due. Vediamole insieme.

La inviolabilità della legge dello specchio

Probabilmente conoscete già la legge dello specchio, secondo la quale tutte le caratteristiche che osserviamo negli altri non sono altro che aspetti di noi che proiettiamo all’esterno. Bene, direte voi, ma cosa c’entra questo con la falla di cui parliamo? Ebbene, lo strano fenomeno che sto per illustrarvi è proprio una di quelle ‘falle’ che stiamo cercando.

Una cosa che pochi sanno riguardo alla legge dello specchio è che è letteralmente impossibile usarla sugli altri.
Mi spiego meglio. Se per esempio state tentando di applicare la legge dello specchio al comportamento di qualcun altro (per esempio perché sta criticando una caratteristica che non gli piace in qualche altra persona) e pensate “Vedi? Sta criticando una sua caratteristica che non sa di avere“, in realtà siete a vostra volta caduti nella trappola della legge dello specchio. Il fatto che avete notato la propensione a criticare nell’altro, rivela in modo inequivocabile la vostra propensione alla critica. E’ la legge dello specchio, non si può sfuggire ad essa, in nessun modo.

Il fatto che siamo tutti Uno si rivela in modo esplicito ai nostri occhi nell’impossibilità di poter esercitare verso gli altri la legge dello specchio. Perché accade questo? Perchè gli altri non esistono, naturalmente, in quanto solo nostre proiezioni, e quindi quando pensiamo di applicare la legge dello specchio agli altri, di fatto la stiamo applicando a noi stessi. Uno specchio riflette sempre e comunque, da qualsiasi parte lo si guarda.
Quello che ho appena illustrato quindi mette in chiara evidenza la presenza di questo specchio, anche se è apparentemente invisibile ai nostri occhi.
Ecco quindi la prima falla rivelata. Vediamo ora la seconda.

Non giudicare, per non essere giudicato

Recita il Vangelo (Matteo 7,1):

Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.

Ecco la seconda falla rivelata addirittura attraverso le parole di Gesù.

Immaginatevi questa scena: siete in fila allo sportello delle Poste, e la persona che stanno servendo davanti a voi sta impiegando molto tempo a completare le sue operazioni. Voi allora vi lamentate, sbuffate, giudicando l’altro un maleducato per la scarsa considerazione che ha delle persone che stanno aspettando in coda dietro di lui.
Poi arriva il vostro turno, e per qualche motivo (per esempio la stampante si inceppa), anche voi ci mettete tanto tempo a completare le vostre operazioni. A questo punto, anche se dietro di voi nessuno si sta lamentando, percepite forte imbarazzo e disagio, dovuto al fatto che sentite sulle vostre spalle il giudizio negativo delle persone in coda dietro di voi.

In realtà quelle persone, molto probabilmente, non si stanno lamentando, quindi non avreste motivo di sentirvi in imbarazzo. Cosa sta succedendo in realtà? La realtà è che tutto quel giudizio (che non è altro che energia negativa) che avevate espresso precedentemente verso colui che sembrava separato da voi, in realtà lo stavate esprimendo verso voi stessi.
Tutto è uno, e quindi quando giudicate qualcun altro state in realtà giudicando voi stessi.
Ecco quindi un’altra falla che ci mostra in modo evidente ed incontrovertibile il fatto che siamo tutti Uno. Apparentemente vediamo gli altri separati da noi, ma il sistema mostra sempre dei comportamenti che ne rivelano la reale natura. E’ sufficiente avere gli occhi per vederli.

Il mondo è dentro di te, pertanto smetti di lottare contro il mondo, perché in realtà stai solo facendo una stupida lotta contro te stesso.

Paolo Marrone

Filmatrix Book Cover Filmatrix
Nuove Scienze
Virginio De Maio
Uno Editori
2016
14x20
198

Il principio di non località della fisica quantistica ha dato vita ad una serie di esperimenti, tra questi, gli studi sulla coscienza collettiva (The Global Consciousness Project) stanno dimostrando come le emozioni delle persone possono essere misurate da apparecchi elettronici interferendo con la realtà a distanza di migliaia di chilometri. Tali apparecchi hanno registrato significativi sbalzi sia prima che dopo eventi di rilievo, come ad esempio l'11 Settembre, e questo significa che l'uomo ha tanto la capacità di essere influenzato, quanto quella di influenzare. ...(Continua)

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Il bene più prezioso che hai

Il bene più prezioso che haiPossediamo un bene preziosissimo, attraverso il quale possiamo esprimere tutto il nostro potere, ma il problema è che non lo utilizziamo e ce lo facciamo rubare continuamente. Scopri in questo articolo di cosa stiamo parlando.

Probabilmente pochi si rendono conto dell’estrema importanza di uno dei beni che abbiamo fin dalla nascita, ma che nessuno mai ci insegna ad utilizzare nel migliore dei modi.

Di cosa sto parlando? Dell’attenzione, naturalmente.

Ebbene sì, l’attenzione è il bene più prezioso che abbiamo, ma nessuno gli presta la necessaria cura, e quello che facciamo costantemente è farcelo rubare dagli altri, da coloro cioè che conoscono benissimo la sua importanza e sanno come rubarcela per utilizzarla per i loro scopi.

Probabilmente non stai credendo molto a quello che sto dicendo, ma la cruda verità, che piaccia o no, è che viviamo tutti in un costante stato di addormentamento, frutto del rumore mentale che si esprime continuamente attraverso quella vocina con la quale ci parliamo, convinti di essere noi a farlo. Difficilmente siamo in grado di mantenere la concentrazione su di un pensiero o concetto per più di 5-6 secondi, senza che qualcosa ci distragga e rubi la nostra attenzione che, non più sotto il nostro controllo, vaga in modo del tutto casuale verso pensieri di ogni tipo, riempendo la nostra testa di cose del tutto inutili.

Alzi la mano chi non si ritrova spesso a vagare col pensiero tra mille cose, del tipo: “Chissà quanto traffico troverò oggi per andare al lavoro… a proposito, la macchina è sporca, forse dovrei lavarla… lo farò stasera dopo il lavoro, sperando di uscire per tempo… ieri sera mi sono dovuto trattenere fino alle 19, ma oggi non dovrei avere molto lavoro da fare… è difficile ultimamente trovare nuovi clienti… questa crisi sta mietendo sempre più vittime…
…e via discorrendo, in un dialogo con noi stessi senza fine, ma soprattutto senza alcun senso, che ‘ci porta a spasso’, come bambini trascinati per mano, attraverso concetti del tutto slegati tra di loro.

In balìa di un programma automatico

E’ tutto normale, perchè quel dialogo interiore non è altro che il risultato di un programma automatico preimpostato nel nostro cervello, che in quanto macchina non può fare altro che funzionare eseguendo meccanicamente ciò per cui è stata programmata.

Cos’è quel programma? E’ semplicemente il risultato di tutti i condizionamenti ricevuti fin dal nostro primo giorno di vita, che abbiamo accettato come veri e che quindi abbiamo fatto entrare nella nostra mente, creando così ciò che alla fine rappresenta la ‘strada a minor resistenza‘ per i nostri pensieri. Considerate quelle credenze come se fossero dei solchi incisi sul terreno. Se voi gettate dell’acqua, questa si incanalerà necessariamente lungo quei solchi, che rappresentano proprio il percorso ‘a minor resistenza‘ tra tutti quelli possibili. Analogamente, quando siamo ‘assenti’ a noi stessi (il 95% del tempo) immersi nel nostro stato di ‘dormienti’, i nostri pensieri non possono fare altro che incanalarsi lungo i percorsi più comuni, ripetendo all’infinito sempre lo stesso tipo di ragionamenti.

L’attenzione, la fonte di energia dell’Osservatore

Dobbiamo comprendere che tutta la nostra energia creatrice si esprime attraverso l’osservazione. Così come ci insegna la fisica quantistica, siamo l’Osservatore che crea il proprio mondo attraverso l’atto dell’osservazione. L’energia creatrice va dove va l’attenzione, è come un raggio laser.
Il meccanismo è molto semplice: soffermandoci su di un pensiero, questo diventa più importante, visibile, familiare, e un pensiero trattenuto diventa col tempo una credenza.
La credenza è un pensiero ‘condensato’, che si è stratificato al nostro interno a forza di concedergli attenzione, fino a creare un percorso a ‘minor resistenza‘ all’interno del nostro cervello, un po’ come quei solchi di cui parlavamo prima nell’esempio dell’acqua.

Dovete sempre tenere a mente però che i nostri pensieri creano il mondo che sperimentiamo, dato che nulla può esistere senza che venga osservato. Insomma, è attraverso l’attenzione che diamo il permesso alle cose di accadere.

Ecco perchè è così importante riprendere in mano il controllo dei nostri pensieri.
La cosa più importante di tutte è essere coscienti dei pensieri che passano nella nostra testa, onde evitare che vaghino in modo caotico e incontrollato, creando di conseguenza un mondo altrettanto caotico e incontrollato.

Non importa a cosa stai pensando, l’importante è che tu ne sia cosciente.

Fermati allora ogni tanto ad osservare i tuoi pensieri. Poni l’attenzione sulla tua attenzione (perdonatemi il gioco di parole), e fatti la domanda: “A cosa sto prestando ora la mia attenzione?“. E’ chiaro che la domanda non ha risposta, perchè se me la sto ponendo, vuol dire che la mia attenzione è diretta su di essa. E’ solo un trucco per riprendere in mano il controllo della nostra mente, e di conseguenza della nostra attenzione.

Questo è quello che deve fare un creatore consapevole se vuole riprendere il controllo della propria vita, evitando che forze esterne gli sottraggano l’attenzione. Egli sa che quello è il modo, l’unico modo efficace, di diventare davvero il protagonista della propria esistenza.
Bene, ora sai come fare, non hai più scuse.

Paolo Marrone

La Rivoluzione dell'Attenzione Book Cover La Rivoluzione dell'Attenzione
B. Alan Wallace
Crescita personale
Astrolabio Ubaldini Edizioni
2008
15x21
212

Tra tanti altri benefici, la meditazione offre un metodo per raggiungere livelli di concentrazione altrimenti inconcepibili.

Alan Wallace, che ha al suo attivo una pratica trentennale della meditazione shamatha, esplora in queste pagine gli effetti negativi prodotti dalla carenza di attenzione e delinea una serie sistematica di tecniche che incrementano la capacità di concentrarsi, essenziale per realizzare ogni crescita personale... (Continua)

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Quello che il Maestro non ti ha detto

Il MaestroSe hai letto il libro “Il monaco che non aveva un passato“, forse avrai avuto la sensazione che ci fosse qualcosa in più, celato tra le pieghe della storia narrata. In questo articolo parleremo dei diversi significati del libro, andando oltre ciò che il Maestro ci ha esplicitamente rivelato.

Devo dire con estrema soddisfazione che il libro “Il monaco che non aveva un passato” ha decisamente superato ogni più rosea previsione riguardo le sue vendite. In meno di una settimana dal suo lancio, infatti, la versione ebook è balzata ai primi 20 posti nella classifica Amazon, registrando migliaia di download in pochissimi giorni. Credo che il suo successo derivi soprattutto dal grande numero di ‘incredibili rivelazioni‘, se così possiamo chiamarle, che il Maestro elargisce nei suoi insegnamenti, molte delle quali vanno in fortissimo contrasto con quelle che sono le comuni credenze di noi abitanti del mondo occidentale.

E’ come se non l’avessi scritto io…

Ho impiegato due lunghissimi anni per scriverlo, durante i quali ho avuto diversi momenti di crisi, dovuti soprattutto alla difficoltà a ‘riconnettermi‘ con la mia fonte interna di ispirazione. Parlo di connessione perchè credo non esista termine più adatto per descrivere ciò che accadeva tutte le volte che mi mettevo davanti al computer a scrivere. Potrà sembrare strano, ma in diverse occasioni, rileggendo le frasi del Maestro, mi stupivo io stesso di quello che era uscito dalla mia penna, facendo fatica a riconoscere la paternità di quanto stavo scrivendo.

Ritengo quindi che il libro sia il risultato di una ‘ispirazione’ proveniente dalla connessione con quella che io chiamo la “Coscienza Globale”, un serbatoio universale di conoscenza al quale tutti noi possiamo attingere, in qualsiasi momento, per ‘prelevare’ preziose informazioni che altrimenti, con il solo aiuto della mente razionale, non riusciremmo mai a concepire.
Chi ha letto “I Maestri Invisibili” di Igor Sibaldi sa perfettamente a cosa mi riferisco.

In questo articolo non mi soffermerò sugli insegnamenti del Maestro, dato che chiunque potrà leggerli nel libro, e non credo abbiano bisogno di ulteriori spiegazioni, soprattutto in considerazione del fatto che ognuno estrarrà da quelle parole un insegnamento diverso. Qualcuno troverà il libro eccezionale, a qualcun altro invece potrebbe non piacere affatto.

Come in qualsiasi insegnamento, il grado di comprensione varia in dipendenza del livello di consapevolezza raggiunto nel proprio percorso di crescita personale.

In questo articolo, invece, desidero condividere con voi alcuni aspetti del racconto che a mio avviso contengono particolari significati, molti dei quali mi sono risultati evidenti solo dopo aver terminato la stesura del libro.

Il simbolismo celato negli episodi del libro

Forse qualcuno di voi si sarà accorto, leggendo il libro, che la storia narrata non è altro che la rappresentazione simbolica di un percorso di crescita personale. Direi che si può considerare un vero e proprio ‘percorso iniziatico‘, simboleggiato da diversi particolari che ora vi illustrerò.

Così come narrato nella storia, tutti noi veniamo ‘chiamati’ ad un percorso di crescita personale il più delle volte attraverso degli eventi che ad un occhio poco attento possono apparire casuali. Un libro, un video visto su Internet, piuttosto che l’incontro con una persona particolare, rappresentano tutti delle possibili ‘scuse’ che il nostro Vero Sè escogita per avviarci verso un percorso di ricoperta della nostra vera natura. Ecco quindi che quella sveglia che non suona, insieme all’apparente casualità dell’incidente occorso alla moglie del signore incontrato in aeroporto, rappresentano gli eventi casuali che possono accadere a chi è ‘pronto’ per essere chiamato.

Durante il percorso di crescita, poi, ci sono momenti in cui ci si ritrova da soli, a volte anche assaliti da momenti di sconforto. Ricorderete infatti che nel libro mi ritrovo solo con me stesso a rimuginare su quanto mi sta accadendo in due precisi momenti: nel bar, dopo l’incontro con l’anziano signore, e poi nella prima notte al monastero, in cui rimango da solo nella mia cella, a ripensare con nostalgia a quanto fosse lontano il mondo conosciuto che mi ero lasciato alle spalle.

Avventurarsi su di un percorso di crescita personale vuol dire letteralmente intraprendere un viaggio verso mete lontanissime, al di fuori di quello che è il nostro normale mondo, rappresentato dalle consuete cose che fanno parte della nostra vita. Il viaggio in Tibet rappresenta quindi quel ‘salto’ verso un mondo ignoto, del quale addirittura si fa fatica a comprendere il nuovo linguaggio (ricorderete che non riuscii a scambiare due chiacchiere in una lingua conosciuta con nessuno, prima dell’arrivo al monastero).

Altro simbolo molto forte è rappresentato dal fatto di dovermi separare dai miei orologi e cellulari, nonchè dalla richiesta, al mio risveglio, di indossare il saio tipico dei discepoli di quel monastero. Iniziare un percorso di crescita, infatti, vuol dire abbandonare le proprie abitudini mentali (rappresentate nel libro dagli oggetti tecnologici), per entrare nelle vesti di una persona ‘nuova’ (il dover indossare il saio).

Alcuni altri simboli poi rappresentano veri e propri aspetti del proprio essere. Il primo è quel meraviglioso giardino in cui il Maestro fa le sue prime sconvolgenti rivelazioni. Quel giardino rappresenta quell’oasi di pace che è già dentro ognuno di noi, alla quale si può accedere la prima volta solo se ‘condotti’ per mano da un Maestro, accorgendosi poi di avere avuto accesso a quel luogo da sempre, ma di non averne mai saputo riconoscere la porta di ingresso.

La grande biblioteca è un altro importante simbolo. Nel libro lo percepisco come un luogo pieno di ‘sapere’ al quale credo sia difficilissimo accedere (il buio percepito all’ingresso). Quella biblioteca rappresenta l’immensa conoscenza celata dentro ognuno di noi, di cui non sospettiamo l’esistenza. Quella conoscenza la possediamo già (ricorderete che il Maestro dice che quei libri li ho scritti io), ma ne abbiamo perso le tracce (ricorderete che il Maestro dice che molti di quei libri sono scritti in lingue oramai dimenticate, o cancellati dall’erosione del tempo).

Ricordate poi il mio continuo accorgermi di quella gioia e serenità che caratterizzava tutte le persone che abitavano quel monastero? Ebbene, quella felicità era già dentro di me, ma purtroppo non sapevo di averla. La felicità non riconosciuta, allora, si manifestava all’esterno, proiettata nei personaggi che incontravo in quel monastero. Il messaggio è che tutto ciò che notiamo negli altri ci appartiene, e il nostro Vero Sè lo proietta all’esterno per metterlo di fronte ai nostri occhi, affinchè noi possiamo riconoscerlo.

Potrei continuare ancora con tanti altri simboli, ma mi fermo qui lasciando a voi la parola, chiedendovi di segnalare nei commenti a questo articolo, se vorrete, i simboli o i significati nascosti che avete intravisto tra le pieghe del racconto.
Sarò davvero felice di discuterne insieme.

Alla prossima
Paolo Marrone

I Maestri Invisibili Book Cover I Maestri Invisibili
Igor Sibaldi
Spiritualità
Oscar Mondadori
2013
13,5x20
260

Ci accompagnano da sempre, da prima ancora che nasciamo: sono i nostri Spiriti guida, creature simili a noi, che sanno usare il nostro linguaggio, ma che conoscono molte più cose perché sono vicini al mistero della creazione. Incontrarli non è difficile, ma bisogna imparare a distinguerne la voce e la presenza.

Questo ci racconta Igor Sibaldi aiutandoci ad avvicinarci alla loro dimensione, a chiederne protezione e conforto. Lo fa addentrandosi da esperto nei grandi testi sacri di ogni tempo e appoggiandosi, oltre che alla sua esperienza, alle più recenti scoperte sulle percezioni extrasensoriali... (Continua)

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Inside out, ovvero l’altra faccia delle emozioni

gioiaSi parla tanto delle emozioni descritte nel film Inside Out della Pixar©, ma pochi hanno davvero analizzato il messaggio che viene diffuso da questo cartoon. Analizziamolo insieme.

Continuiamo la serie di articoli dedicati all’importanza delle emozioni con l’analisi di un film molto popolare, che ha riscosso un grande successo e il cui messaggio rimarrà a lungo impresso nella mente delle persone che lo hanno visto.

Parliamo di “Inside Out”, un film-cartoon della Pixar©, che mette in scena le varie emozioni che ‘governano’ la nostra vita di tutti i giorni.
Per chi non avesse visto il film consiglio almeno la lettura della trama su Wikipedia prima di continuare a leggere questo articolo.

Devo premettere che il film mi è piaciuto molto. E’ davvero ben fatto, ha una bella storia che tiene col fiato sospeso fino alla fine, e sicuramente si tratta di uno dei migliori film di animazione prodotti negli ultimi anni.
Quello che dirò pertanto non deve essere considerato come una critica al film, che anzi consiglio vivamente di andare a vedere, ma semplicemente una proposta di riflessione su alcuni temi che tratto solitamente su queste pagine.

Più volte ho scritto su questo blog che nulla va mai preso per scontato, e che una persona che sta facendo un vero percorso di crescita personale deve sempre porsi le giuste domande. L’idea di scrivere questo articolo mi è venuta leggendo molte interpretazioni date ai contenuti del film, alcune forse esageratamente entusiastiche, fino ad arrivare, nei casi più estremi, a ergere questo film a vero e proprio ‘modello ideale‘ dei veri meccanismi che agirebbero all’interno della nostra mente.

Mi sono posto allora la domanda: ma è davvero così? Davvero il film rappresenta il modello di come vanno interpretate le emozioni che agiscono nella mente umana? Qualche dubbio a dire il vero mi era venuto ancor prima di vedere il film, e la sua successiva visione ha pienamente confermato la mia prima impressione.

L’elogio alla meccanicità

Il primo appunto che desidero fare al film è che le emozioni vengono descritte solo ed esclusivamente come una re-azione alle situazioni e agli eventi che accadono nella vita della piccola protagonista. Assolutamente d’accordo sul fatto che è davvero quello che succede al 99,9% della popolazione umana, ma chi legge abitualmente queste pagine sa benissimo che questo non è il modo ‘naturale’ con cui bisognerebbe approcciare gli eventi della vita, e sicuramente non è il modo ‘ideale’ che andrebbe insegnato ai nostri ragazzi.

Le emozioni hanno un ruolo ben preciso, perchè come ho già scritto esse sono il materiale di lavoro con cui qualsiasi persona può operare il lavoro di trasformazione interiore e di crescita personale.
Le emozioni sono il ‘carburante‘ che dobbiamo utilizzare come unica e insostituibile fonte di elevazione verso stati di consapevolezza superiori. Re-agire agli eventi non è il modo con cui va approcciata la vita, perchè, come ho scritto in questo altro articolo, questo modo passivo di rispondere agli eventi ci rende sempre più succubi degli accadimenti esterni, facendoci comportare come delle macchine automatiche in balia dei capricci del mondo.

Il film è un vero e proprio ‘elogio alla meccanicità‘, dove risulta del tutto normale essere tristi se qualcosa va male, o felici quando succede qualcosa di piacevole nella nostra vita.

Mostrare nel film solamente l’uso (limitato) che la maggior parte delle persone fa delle emozioni, presentandolo oltretutto come l’unica modalità possibile, non credo sia corretto, soprattutto in considerazione del fatto che alcuni “coach motivazionali” lo hanno preso a modello assoluto e incontestabile dei propri insegnamenti.

L’emozione come causa, non come effetto

Desidero allora rimarcare quanto sia importante utilizzare in modo corretto le emozioni. Bisogna utilizzarle come ‘strumento di creazione‘ della nostra realtà, perchè tali sono.
Le emozioni possono (e devono) essere utilizzate come causa scatenante degli eventi che desideriamo vivere, non come re-azione passiva agli eventi passati. Questo implica uno stravolgimento non banale nell’approccio che abbiamo verso la vita.

Se si desidera vivere situazioni positive bisogna prima di tutti allinearsi a quelle situazioni dal punto di vista emozionale. Bisogna, insomma, provare le emozioni di gioia e appagamento prima del verificarsi dell’evento desiderato. L’Universo a quel punto non potrà che portarci eventi e situazioni che indurranno di nuovo tali emozioni.

Le emozioni quindi come causa, non come conseguenza, degli eventi.

Il problema è che nessuno ce lo spiega, e questo film purtroppo non fa eccezione, perdendo la preziosa occasione di utilizzare il suo enorme successo di pubblico per veicolare messaggi costruttivi di reale cambiamento, e mostrarci l’altra faccia delle emozioni, quella vera.

Come ultima considerazione, vorrei anche ricordarvi che, per quanto riguarda una delle principali emozioni descritte nel film – la rabbia – è assolutamente dannoso e sconsigliabile vivere questa emozione in modo incontrollato in risposta agli eventi negativi della vita. Vi rimando alla lettura di questo articolo, dove spiego in dettaglio gli effetti nocivi che le emozioni negative come la rabbia hanno, a livello cellulare e fisiologico, sulla nostra salute.

Rimane il fatto che si tratta di un film davvero ben fatto e divertente, pertanto andiamolo a vedere e portiamoci anche i nostri figli, ma non caricatelo di significati che non ha, e consideratelo per quello che è: solo un’ottima occasione per passare due ore in spensieratezza.

Paolo Marrone

Spegni il Fuoco della Rabbia Book Cover Spegni il Fuoco della Rabbia
Thich Nhat Hanh
Maestri spirituali
Oscar Mondadori
2009
13x20
168

Duemilacinquecento anni fa, sotto l'albero dell'illuminazione, il Buddha comprese che all'origine dell'infelicità vi sono tre cause: l'errata conoscenza, il desiderio ossessivo e la rabbia.

Di queste condizioni la più pericolosa è la rabbia, capace in un solo istante di minare sino alle fondamenta sia il corpo sia l'anima, di distruggere la nostra spiritualità.

Gli insegnamenti buddhisti che si ritrovano in questo libro rivelano però che la profonda comprensione di questa emozione rende possibile riconoscere, circoscrivere e alleviare la sofferenza causata dalla collera... (Continua)

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La fabbrica delle emozioni

Cibo emozionaleLe emozioni sono il carburante del processo di creazione. Scopriamo come indurre a piacimento qualsiasi emozione desideriamo.

Più volte su questo blog ho sottolineato l’importanza delle emozioni nel processo di creazione della nostra realtà. Possiamo considerare le emozioni il vero e proprio carburante che permette ai nostri desideri di esprimersi nella realtà.

Come ho già scritto in questo precedente articolo, possiamo definire le emozioni un vero e proprio luogo verso cui spostare la nostra attenzione, al fine di materializzarlo nel nostro qui e ora. Anche se a noi non sembra, di fatto ci spostiamo fisicamente, all’interno del regno delle infinite possibilità quantistiche, verso il luogo emozionale corrispondente all’emozione che riusciamo a provare. Questo spostamento fa in modo che l’Universo debba necessariamente portarci un evento che corrisponde all’emozione provata.

Come avviene tutto ciò? Dobbiamo sempre ricordare che in natura la legge di causa-effetto non funziona come la immaginiamo. In realtà l’effetto precede la sua causa, anzi ne è la causa stessa. Strano? Forse, ma se pensiamo al fatto che il pensiero è la prima e unica causa di qualunque cosa accade nella nostra vita, ecco che tutto questo diventa più comprensibile.

Il nostro pensiero, alimentato dall’emozione, crea istantaneamente l’oggetto del desiderio nella nostra linea futura del tempo. L’Universo a quel punto creerà tutti gli eventi intermedi che ci permetteranno di raggiungere la materializzazione del nostro desiderio. Ogni evento precedente a quello, quindi, che ci apparirà come una delle cause dell’effetto finale, in realtà rappresenta solo l’escamotage che l’Universo ha dovuto trovare per portarci lì dove desideravamo. L’effetto finale ha quindi prodotto le sue cause apparenti.

E’ così che funziona la creazione consapevole della realtà, o perlomeno è questo uno dei principali meccanismi attraverso il quale la legge di attrazione può essere applicata con successo.

La fabbrica delle emozioni

Ok, direte voi, ma come si fa a creare a piacimento le emozioni di felicità o di appagamento prima di aver effettivamente ottenuto quello che chiediamo?

Un metodo c’è, ed è sempre stato sotto i nostri occhi: la musica.
Ebbene sì. Tutti sappiamo che alcuni brani musicali possono indurre dei particolari stati emotivi, e allora perchè non utilizzarli come fabbrica di emozioni, in grado di produrre il “cibo emotivo” di cui abbiamo bisogno per le nostre creazioni?

Dove trovare la musica giusta? Abbiamo a disposizione un’infinità di sorgenti tramite le quali possiamo accedere a qualsiasi brano, senza spendere un solo centesimo.
Oggi abbiamo a disposizione Youtube, o SoundCloud, che ci mettono a disposizione musica di qualunque genere.

Come scegliere il genere giusto? Dipende dall’emozione che desideriamo provare, naturalmente, ma forse il genere più utile è quello relativo a musiche motivazionali, che ispirano sensazioni di trionfo, gioia, ottenimento, soddisfazione, ecc.

Ecco qui un esempio preso da SoundCloud:

E’ un brano degli AudioMachine, un gruppo che produce musica epica, di forte impatto emotivo.

Come usarla? Ecco le principali regole:

  • Mettetevi in una posizione comoda, seduti o sdraiati
  • Utilizzate delle cuffie per avere il massimo del rendimento sonoro e per isolarvi dal mondo circostante
  • Concentratevi sul desiderio che volete ottenere (per esempio passare un esame molto difficile)
  • Calmate il più possibile la mente, concentrandovi sul vostro respiro o su parti del vostro corpo
  • Avviate la musica e immaginate la scena del desiderio già ottenuto. Nel caso dell’esame, immaginatevi mentre il professore vi stringe la mano e si congratula con voi, o voi che con gioia comunicate l’esito positivo ai vostri familiari o amici
  • Vivete la scena in prima persona, come se vi trovaste effettivamente lì, e fatevi trascinare emotivamente dalla musica, cercando il più possibile di sentire le emozioni corrispondenti all’ottenimento del desiderio. Insomma, se riusciste a piangere di gioia sarebbe il massimo
  • Ripetete la scena tutte le sere, più di una volta a sera

Questo tipo di musica trionfale è l’ideale per qualsiasi desiderio che preveda il superamento di una prova, o l’ottenimento di uno specifico risultato.
Naturalmente potete usare altri brani che vi ispirano particolarmente, quello qui indicato è solo un esempio. Non sarà difficile trovarli facendo una ricerca sui due siti indicati, utilizzando parole chiave come epic, triumph, motivational, ecc.

O, se volete trovare l’anima gemella, cercate brani molto dolci che ispirano sentimenti d’amore, e immaginate di camminare felici mano nella mano col vostro partner su di una spiaggia al tramonto, o cenare con lui/lei a lume di candela in un’atmosfera intima.

Eccone un esempio sempre da SoundCloud:

Insomma, avete a disposizione un’immensa fabbrica delle emozioni per poter indurre qualsiasi stato emotivo a vostro piacimento, il tutto accedibile con estrema facilità e in modo gratuito.

La musica è la cassetta degli attrezzi di ogni Creatore Consapevole. Ora lo sapete anche voi, fatene buon uso.

Paolo Marrone

Il Potere di Guarigione dei Suoni Book Cover Il Potere di Guarigione dei Suoni
Jonathan Goldman
Musicoterapia
Il Punto d'Incontro Edizioni
2007
17x22
168

Ogni suono esercita un’azione su di noi a tutti i livelli: fisico, emotivo, mentale e spirituale, con effetti a volte sorprendenti. Gli armonici sono i suoni più puri; esaminandoli sia dal punto di vista scientifico che alla luce delle diverse tradizioni spirituali, scopriamo come trarre beneficio dal loro potere di guarigione e di trasformazione nella nostra vita di tutti i giorni.

Il concetto di guarigione attraverso la musica è molto antico... (Continua)

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