E se fosse a causa dell’entanglement temporale?

EntanglementE se l’entanglement quantistico funzionasse non solo tra due particelle lontane nello spazio, ma anche per due eventi separati nel tempo? Approfondiamo questa ipotesi e vediamone le implicazioni.

Giorni fa ho scoperto su Youtube un bellissimo filmato che espone un concetto quantistico molto importante, nel quale gli eventi del futuro sembra possano influenzare in qualche modo gli eventi passati, materializzando esattamente quelli che servono per arrivare fino all’evento osservato.

Nel filmato (che potete vedere linkato in fondo a questo articolo) viene usato l’esempio dei raggi del sole che colpiscono le cellule di una pianta, permettendogli di generare la clorofilla, sostanza indispensabile per la loro sopravvivenza. Ebbene, ogni raggio di luce, secondo la fisica classica, avrebbe una probabilità bassissima di raggiungere il punto nella foglia in cui poter innescare la trasformazione clorofilliana, dato che lungo la sua strada potrebbe incontrare migliaia di ostacoli rappresentati dalla miriade di altri elementi presenti in una foglia.

Eppure la fotosintesi è un effetto reale, tant’è che le piante esistono, e riescono a vivere proprio grazie a questo straordinario meccanismo biologico. Cosa succede in realtà? Succede che secondo la fisica quantistica gli infiniti stati quantici che rappresentano tutte le possibili traiettorie di ogni fotone sono ‘sovrapposti’, cioè esistono tutti contemporaneamente fino a che non avviene un’osservazione. L’atto dell’osservazione fa sì che collassi (cioè diventi reale) solo uno tra tutti gli stati possibili, e fa in modo che solo quella particolare traiettoria venga seguita. Come viene scelta quindi la traiettoria giusta?
Ebbene, è la stessa osservazione del fatto che la pianta sia viva, a permettere che solo le traiettorie corrette si materializzino.

In altre parole, il fatto stesso che la pianta sia viva nel qui e ora fa in modo che solo le traiettorie dei raggi di luce utili alla realizzazione di questo ‘dato di fatto‘ siano permesse, e quindi diventino realtà. E’ come se lo stato osservato vada ad influire sul suo passato, facendo in modo che l’intero Universo si uniformi affinchè possa realizzarsi ciò che viene osservato.

Ragionando su questo, ho anche pensato al fatto che questa ‘influenza’ sul passato avviene in modo immediato, a tempo zero. E’ come se l’Universo ‘saltasse’ su di una diversa linea temporale. Quale? Quella che contiene nel suo passato tutti gli eventi che vanno a giustificare quello che sto osservando. What else?

E se c’entrasse l’entanglement temporale?

Influenza a distanza a tempo zero? Uhm, questo mi ricorda qualcosa…
Avete presente l’entanglement quantistico? Per chi non sapesse cosa è, lo spiego molto brevemente.
L’entanglement è un fenomeno fisico osservato nei laboratori scientifici, nel quale se si fanno interagire tra di loro due particelle, e poi le si fanno viaggiare allontanandole tra di loro, qualsiasi cosa si faccia su una delle due particelle influenza immediatamente, a tempo zero, anche l’altra particella, indipendente dalla distanza che le separa.

Questo fenomeno violerebbe apparentemente la relatività di Einstein (tant’è che il grande scienziato inizialmente contestò questa teoria), perché per poter influenzare a tempo zero l’altra particella l’informazione dovrebbe viaggiare a velocità infinita, cosa impossibile per la relatività di Einstein, secondo la quale la velocità della luce (circa 300.000 Km/secondo) è un limite invalicabile.

Allora delle due una: o la teoria della relatività è sbagliata, o la distanza che separa le due particelle non esiste, ed è quindi solo illusoria. Ebbene, la seconda ipotesi è quella giusta, e questo principio dà una giustificazione scientifica all’affermazione di molte dottrine orientali secondo le quali siamo tutti Uno, e che la separazione è solo una mera illusione.
Di fatto le due particelle rappresentano due diverse visioni di un’unica cosa.

Ma tornando all’ipotesi fatta all’inizio di questo post, secondo cui gli eventi osservati vanno ad influire a tempo zero sugli eventi del passato che ne sono la causa apparente, ecco che forse troviamo molte similitudini.

Se tutto è Uno, non può esserlo solo spazialmente, ma lo deve essere anche temporalmente, altrimenti che Uno sarebbe?

E allora vuoi vedere che l’entanglement opera non solo spazialmente, ma anche temporalmente?
Di fatto viviamo in un continuum spazio-temporale in cui qualsiasi separazione, sia di spazio che di tempo è solo apparente. Ogni evento influenza l’intero Universo, ma non solo a livello spaziale, ma anche a livello temporale, andando a determinare il passato in base all’osservazione che viene fatta nel qui e ora. Nel momento in cui osserviamo qualcosa, quindi (e per osservazione vale anche quella fatta con il pensiero), viene ricreato un intero Universo, con tutto il suo specifico passato contenente solo gli eventi che vanno a rendere ‘reale’ ciò che stiamo osservando nel qui e ora.

E’ solo una mia idea, naturalmente, un’idea un po’ bizzarra che ancora nessuno scienziato ha mai ipotizzato. Ma a me, lo sapete, piacciono le idee un po’ pazze.

Paolo Marrone

Ecco il video, buona visione:

Universi Paralleli del Sè Book Cover Universi Paralleli del Sè
Frederick E. Dodson
Crescita Spirituale
Spazio Interiore
2016
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Questo libro è dedicato alle anime che credono che la vita debba essere magica e divertente. Non presenta l'uomo come una piccola e insignificante creatura, codarda e bisognosa, ma come l'essere eterno, infinito e multidimensionale che è in realtà. Il suo scopo è risvegliare in voi il fascino e l'ammirazione nei confronti della vita.

In un linguaggio chiaro e accessibile, Frederick Dodson spiega nel dettaglio le pratiche di gestione consapevole della realtà che consentono di vivere ogni giorno in modo attivo e personale, anziché reattivo e automatico, imparando così a viaggiare intenzionalmente nell’esistenza e a disporre di un intero universo di esperienze infinitamente varie e avvincenti.

Una volta risvegliata l’innata capacità di meravigliarsi nei confronti delle molteplici risorse della vita, basterà seguire le indicazioni e gli esercizi presentati e commentati nel libro...(Continua)

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Il Piano di Fuga

Il Piano di FugaDesidero darvi un’anteprima del prossimo libro che sto scrivendo, che uscirà con molta probabilità a fine anno. Ho deciso allora di pubblicare il primo capitolo in visione gratuita, sperando incontri il vostro gradimento. Si tratta dell’introduzione, ma credo sia più che sufficiente per darvi un’idea di cosa tratterà il libro.

Come usare la barra dei comandi per leggere il testo:

Buona lettura!

Il Piano di Fuga - Capitolo I
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Ma chi è questo Osservatore?

Chi è l'Osservatore?Parliamo, o abbiamo sentito parlare spesso dell’Osservatore. Ma chi è nella realtà? Tendiamo a pensare che l’Osservatore sia colui che osserva, quindi in definitiva noi stessi, ma ti stupirai nello scoprire che forse non ha alcun senso parlare di Osservatore.

Desidero partire da una bellissima frase di Søren Kierkegaard, un filosofo e scrittore danese vissuto nell’800:

Ciò che si vede dipende da come si guarda. Poiché l’osservare non è solo un ricevere, uno svelare, ma al tempo stesso un atto creativo.

Un atto creativo. Soffermiamoci su questo concetto, e cerchiamo di capire cosa voglia dire osservare, così da riuscire a comprendere chi o cosa è l’Osservatore.

Chi segue questo blog avrà oramai sentito parlare innumerevoli volte dell’esperimento delle due fessure, attraverso il quale la scienza ha potuto elaborare una nuova visione del mondo, nel quale gli oggetti non esistono più a prescindere da chi li osserva, ma di fatto appaiono solo ed esclusivamente quando vengono osservati. Senza un’osservazione non esiste alcun mondo di cui fare esperienza.

Questo concetto è ancora oggi fonte di grandi dibattiti all’interno della comunità scientifica, perché è chiaro che se il mondo non esiste quando non viene osservato, viene da sé arrivare alla conclusione che è l’Osservazione di fatto a creare il mondo che vediamo. Per la scienza ufficiale questo va ben oltre ciò che può essere ritenuto accettabile, perché implicherebbe l’introduzione del concetto di creazione, e quindi di essere umano come creatore del mondo, che al momento non può trovare un posto ufficiale all’interno del rigido e ingessato pensiero scientifico.

Però, piaccia o meno, di creazione si tratta. Senza l’osservazione non esiste alcuna materia, e quindi alcun mondo. E’ da qui che partiamo per arrivare a comprendere chi sarebbe questo fantomatico Osservatore.
Rileggete le parole che ho usato, perché hanno un preciso significato. Ho scritto che è l’osservazione a creare la materia. Perché non ho usato la parola ‘Osservatore‘?

Perché forse non esiste, e stiamo per scoprire perché.

ATTENZIONE: Quello che segue non piacerà per niente al vostro ego, il quale, vedendo la sua esistenza messa in serio pericolo, introdurrà nella vostra mente il pensiero ‘sono tutte assurdità‘, facendovi credere oltretutto che siete voi a pensarlo. Se siete identificati con il vostro ego, il mio consiglio è di interrompere qui la lettura. Vi ho avvisato, non commentatemi poi che non potete credere a queste cose. Non siete voi a dirlo, ma il vostro ego. La disidentificazione inizia con il saper riconoscere la vera origine dei nostri pensieri.

Come due facce della stessa medaglia

Partiamo allora dall’assunto (verificato attraverso esperimenti di laboratorio) che una particella appare solo quando viene osservata. Bene. Facciamoci ora qualche sana domanda.

Nel nostro ragionamento esistono tre entità apparentemente ben distinte:
La particella, l’osservazione e L’Osservatore.

Vediamo chi dipende da chi.

In mancanza dell’osservazione, l’Osservatore esiste? Naturalmente no.
Non mi dite che un Osservatore esiste a prescindere dall’osservazione, perché state dando per scontato qualcosa che non lo è. Un Osservatore è tale solo quando osserva, altrimenti può essere qualsiasi altra cosa: un idraulico, un pompiere, una maestra, ecc.

Immaginate di arrivare sulla riva di un lago e di vedere un uomo in piedi vicino alla riva perfettamente vestito con pantaloni, giacca, ecc. Alla domanda “c’è un nuotatore?” l’unica risposta possibile è no, perché nel lago non c’è nessuno che sta nuotando.
Se quella persona ad un certo punto si toglie i vestiti rimanendo in costume, e si tuffa in acqua incominciando a nuotare, alla stessa domanda la risposta sarebbe sì, naturalmente. Il nuotatore è tale solo quando esegue l’atto di nuotare, altrimenti è qualsiasi altra cosa tranne che un nuotatore.
Lo stesso vale per l’Osservatore.

Vi sto annoiando? Spero di no, perché ora viene il bello.
Quindi, se l’Osservatore esiste solo quando c’è un’osservazione, possiamo affermare che l’Osservatore dipende dall’osservazione. Probabilmente fino ad ora avete creduto il contrario, ma questo deriva dal fatto che tendiamo a dare per scontate cose che non lo sono affatto.

Ci stiamo avvicinando a piccoli passi. Andiamo avanti.

L’altra domanda è: la particella esiste senza l’osservazione?
Naturalmente no, ma su questo credo nessuno abbia qualcosa da ridire. Esistono esperimenti scientifici che ce lo dimostrano. Quindi anche la particella dipende dall’osservazione.

Bene. Se l’Osservatore e la particella esistono solo in presenza di un’osservazione, viene da sé che tutto ciò che esiste è appunto l’osservazione. E’ come una medaglia. Le sue due facce non possono esistere senza la medaglia stessa, e non possono quindi essere separate e avere esistenza autonoma. Avete mai visto la faccia di una medaglia senza la medaglia? Di fatto tutte e tre sono un’unica cosa, proprio come il nostro trio formato da particella, osservazione e Osservatore.

Esiste solo l’osservazione, quindi, o atto dell’osservare. E l’Osservatore? E’ solo una nostra supposizione credere all’esistenza di un Osservatore e di un oggetto osservato. Non hanno e non possono avere vita propria. Ci siete? Ripeto, non esiste nient’altro oltre che l’Osservazione (ora finalmente posso scriverla con la lettera maiuscola).
In altre parole, diamo per scontata l’esistenza di cose che di fatto non esistono, ma in definitiva

non viviamo in un mondo fatto di persone o di cose. Viviamo in un mondo fatto di eventi.

L’Osservazione è un evento ben preciso, in seguito al quale ipotizzaimo l’esistenza di un osservatore e di un oggetto osservato. Vi faccio un esempio.

Se guardo un bicchiere, tutto ciò che accade nella mia Coscienza è l’evento (o atto) dell’Osservazione, che mi fa fare l’esperienza dell’osservare un bicchiere. Tutto ciò che esiste è l’evento, perché nella nostra mente arriva solo il risultato dell’atto dell’Osservazione. Non può essere altrimenti, pensateci.
In seguito a ciò, però, noi immediatamente siamo portati a credere che esista un soggetto (noi stessi) che sta osservando, e un oggetto (il bicchiere) che viene osservato. Ma sia il primo che il secondo di fatto non esistono, perché in mancanza di un’Osservazione, non potrebbero avere alcuna possibilità di esistere.

Capite quindi da dove arriva l’illusione dell’esistenza di un ‘io’ (al quale ci aggrappiamo disperatamente per costruire una nostra identità) e di un ‘mondo’ apparentemente distinti e separati? Non solo sono un’unica cosa, ma di fatto non esistono. Sono solo il risultato di una supposizione, fatta in base ad un unico evento, l’Osservazione, che è l’unica cosa che esiste nella nostra mente.

Quindi non siamo l’osservatore, perché questo è un concetto astratto, derivante dalla nostra (errata) supposizione che se c’è un’Osservazione, allora deve esserci anche colui che osserva. Ma se l’osservatore non ha un’esistenza propria indipendente dall’Osservazione, chi siamo?
Siamo pura Coscienza, all’interno della quale accadono ‘eventi‘.
Punto.
Tali eventi possiamo chiamarli Osservazioni, se vogliamo, o usare qualsiasi altro termine, ma ciò che conta è comprendere che è l’unica, sottolineo l’unica cosa che esiste.

Tutto il resto è il risultato di pure supposizioni. Chiamatele illusioni, se volete.

Paolo Marrone

Io Sono Quello Book Cover Io Sono Quello
Nisargadatta Maharaj
Spiritualità
Astrolabio Ubaldini Edizioni
Libro cartaceo
420

Nisargadatta Maharaj non era un uomo istruito e raramente citava i testi: la ricchezza dell'eredità spirituale e di pensiero dell'India era come implicita in lui. Questo libro, nella classica forma del dialogo tra discepolo e maestro, contiene il suo insegnamento raccolto dai suoi discepoli durante i suoi discorsi... (Continua)

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La regola delle gabbie concentriche

Che ci piaccia o no, viviamo all’interno di una gabbia mentale. Ma come è fatta questa gabbia? Come la costruiamo? E come possiamo uscirne? E se ti dicessi che ce ne sono tante, di gabbie, forse infinite, una dentro l’altra?

“Ti trovi all’interno di un circolo vizioso nel quale sei
costantemente immerso. Credi di essere separato dal Tutto, e di
conseguenza crei costantemente dal nulla un mondo duale,
apparentemente separato da te, a immagine e somiglianza della tua
errata credenza. Contemporaneamente osservi la tua creazione,
dimenticando di esserne il creatore, cadendo nell’illusione che ciò
che vedi sia la realtà. La tua osservazione rafforza le tue credenze,
dandoti l’illusione di essere nel giusto nel ritenere che ciò di cui
fai esperienza esista davvero. E così via, sempre più giù, in un
circolo senza fine. Sei precipitato così in profondità nelle spire
della tua illusione che non riesci più a percepire nemmeno il
lontano riflesso del luogo di luce da cui provieni.”

Queste sono le parole con le quali il Maestro, ne “Il monaco che non aveva un passato” mi spiega in quale modo sono caduto nelle spirali profonde di un circolo senza fine, così in basso che non posso più percepire il luogo di luce da cui provengo.
Perché ho scelto di iniziare il mio articolo con queste parole? Se la analizziamo attentamente, in quella frase il Maestro ci rivela in modo straordinariamente efficace la nostra condizione di esseri ‘dormienti’, immersi in una spirale di illusioni apparentemente senza fine.

Mi spiego meglio.

Quelle spire sono di fatto delle mura mentali che ci circondano, veri e propri confini che delimitano il nostro mondo.
Ehi, aspetta Paolo, cosa diavolo intendi per “Confini che delimitano il mondo?” Tranquilli, stiamo per arrivarci.

Partiamo da un concetto abbastanza semplice: affinché qualcosa possa essere percepita, deve necessariamente essere separata o separabile dal tutto. In altre parole, qualsiasi cosa per esistere deve essere delimitata da precisi confini, al di fuori dei quali esiste tutto ciò che ‘non è‘ la cosa che stiamo osservando. Non possiamo percepire un oggetto bianco in un mondo bianco, a meno che disegniamo dei confini colorati che lo delimitano.

Questo vale per un oggetto, per il nostro corpo, ma anche di conseguenza per l’intero mondo in cui viviamo. Quando parlo di mondo parlo di tutto ciò che può esistere per noi e di conseguenza di tutto ciò che possiamo percepire, e di cui quindi possiamo fare esperienza.

Ma l’Universo non ha confini, direte voi. Potenzialmente sì, ma nel concreto le cose sono un po’ diverse da come le immaginiamo (o da come ce le hanno raccontate). Partiamo dal presupposto che, in base ai principi della fisica quantistica, esiste solo ciò di cui possiamo fare esperienza, per il semplice motivo che siamo noi a crearlo, per la regola secondo la quale nulla può esistere senza che esista un Osservatore e un’Osservazione. E’ chiaro quindi che, riprendendo ciò che ho scritto in quest’altro articolo, in ogni istante esiste solo ciò che la nostra Coscienza puo’ percepire.

Quello allora è il nostro mondo, immerso in un infinito potenziale quantico, nel quale tutto è possibile, ma nel quale accade solo ciò che siamo in grado di concepire e percepire. Le mura allora esistono, e sono composte da quello che crediamo possibile. Quello che, in altre parole, crediamo sia la Verità.

Ecco, stiamo arrivando al punto, non mollare sul più bello.

Quelle mura sono costruite nient’altro che con la nostra concezione di quello che è possibile e quello che non è possibile fare in questo mondo. Quelle mura sono fatte delle nostre credenze, o meglio, delle verità in cui crediamo.

Uhm… approfondiamo questa storia della verità. Se abbiamo il coraggio di andare fino in fondo in questo ragionamento, possiamo capire finalmente cosa intendeva il Maestro con quelle “…spire di un circolo senza fine“.
Perché senza fine? In fondo, direte voi, se faccio un lavoro di crescita abbastanza intenso e lungo, alla fine riuscirò a rompere quelle mura, e uscire finalmente da quella gabbia.

E’ proprio qui il problema. Non c’è una via di uscita, o almeno non nella direzione in cui stiamo cercando. Seguitemi bene: se quella gabbia mentale è composta dalle nostre credenze, quindi dalle verità che crediamo vere, allora non c’è modo di uscirne attraverso l’acquisizione di nuove conoscenze. Qualsiasi nuova verità che penseremo di aver scoperto non sarà altro che un ennesimo muro che tireremo su a delimitare il mondo in cui crediamo. Ecco quali sono le spire di cui parla il Maestro, ed ecco quali sono le ‘gabbie concentriche’ di cui parlo nel titolo di questo post.

La rottura della gabbia mentale non può avvenire attraverso la scoperta di nuove verità. Queste non faranno altro che ergere nuove mura intorno a noi, a delimitare un nuovo mondo in cui credere.

Lo dico in un altro modo:

Nel momento in cui accettiamo nuove credenze come vere, in quanto esseri divini le rendiamo reali nella nostra vita. A quel punto le osserviamo e diciamo ‘Vedi? Ecco la Verità”, non sapendo che ne facciamo esperienza solo perché le abbiamo create credendole vere…

E così via, sempre più giù, in un circolo senza fine…” per dirla con le parole del Maestro.

Come uscirne allora? La strada non è quella ‘verso l’esterno‘, cioè verso l’acquisizione di nuove conoscenze, perché dopo qualsiasi muro che abbatteremo troveremo sempre un altro muro che noi stessi ergeremo attraverso le nostre nuove credenze.

E allora, cosa fare?
E se iniziassi a farti delle domande e a rimettere in discussione tutto ciò che credi di sapere? Ce l’hai questo coraggio? Perché ci vuole coraggio per farlo, ma è l’unica via per abbattere le mura che ci tengono prigionieri. Dobbiamo smantellare le false credenze che tengono oscurata la nostra vera natura, per scoprire Chi Siamo veramente.

L’unica via di uscita quindi è quella ‘verso l’interno‘, seguendo la strada che ci porterà a cercare la verità nell’unico posto in cui può essere, e cioè dentro di noi. Anzi, come mi disse il Maestro, l’unica via d’uscita è comprendere che noi siamo la Verità. Non c’è nessuna verità da raggiungere là fuori, se non la consapevolezza di essere immensi, gli unici e soli creatori dell’intero mondo che percepiamo, mura comprese.

Paolo Marrone

Il Potere delle Domande Book Cover Il Potere delle Domande
Lucia Giovannini
Motivazione e crescita personale
Sperling & Kupfer
2014
13,5x19
257

Questo libro illuminante ha il potere di rivelarci che cosa è davvero meglio per noi attraverso la tecnica delle domande.

Spesso siamo così impegnati in una relazione, in un lavoro, in un progetto che non ci chiediamo perché lo stiamo facendo. Diamo tutto per scontato e non ci concentriamo su aspetti che invece avrebbero bisogno di una costante manutenzione. Cosa fare per trasformare le cose che non ci piacciono? Come cambiare per essere felici? Non esiste una risposta giusta o sbagliata. Esiste solo la domanda giusta...(Continua)

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Il mondo appare solo all’occorrenza

Più volte abbiamo sentito affermare che “esiste solo il qui e ora”, ma forse non ci siamo mai domandati cosa volesse davvero dire. Scopriamolo insieme in questo articolo.

Siamo nell’ultimo capitolo de “Il monaco che non aveva un passato“, quando dopo aver cenato insieme ai discepoli il Maestro mi conduce nella grande sala del monastero per continuare i nostri discorsi, sorseggiando del thè seduti su grandi cuscini color porpora.
Questo è quello che ad un certo punto il Maestro mi dice, in risposta alla mia domanda in cui gli chiedevo se fossi potuto tornare in quel monastero e rincontrarlo di nuovo:

“Tu credi di avere a che fare con persone che esistono al di fuori di te, e che hanno una loro storia. Lo pensi per tutte le persone che entrano nella tua vita, ma non è così. Sei in un sogno, e tutto ciò che ne fa parte si materializza all’occorrenza…”

Cosa voleva dire con questa frase? In che senso il mondo si materializza all’occorrenza?
Quello che il Maestro mi stava dicendo è semplicemente un’altro modo, forse più concreto e diretto, di affermare che non esiste altro se non il Qui e Ora.

Ok, l’affermazione che esiste solo il Qui e Ora l’abbiamo sentita chissà quante volte, e oramai la diamo per scontata, non considerandola più qualcosa di strano o di incomprensibile.
Forse però non hai valutato bene il reale significato di quella frase. Il problema è che diamo per scontate troppe cose, ed abbiamo quindi perso l’abitudine a farci delle domande per approfondire i vari concetti.

Sull’Ora non ci sono molti dubbi. Ma riguardo al Qui, come la mettiamo?

Esiste solo il Qui e Ora. Bene.
Riguardo all’Ora, o momento presente, probabilmente pochi avranno dei dubbi, perché più volte abbiamo sentito dire che il tempo è solo un’illusione, e che quindi passato e futuro non esistono realmente, ma sono solo una nostra costruzione mentale. L’affermazione quindi che esiste solo il momento presente non ci crea molto disturbo, avendo in qualche modo fatto amicizia con questo concetto. Non mi soffermo sul perché il tempo sia solo un’illusione, perché è un argomento che ho trattato più volte in questo blog, e altre volte ancora lo tratterò.

Soffermiamoci invece sul concetto che esiste solo il Qui. Vi siete mai chiesti cosa questo volesse dire? Allacciate le cinture, perché stiamo per intraprendere un viaggio che ci porterà a trarre delle conclusioni sconvolgenti, ma tranquilli, vi ci porterò un po’ alla volta, conducendovi per mano, cercando di non perdere nessuno per strada.

Il titolo di questo post dovrebbe già avervi dato qualche indizio, ma c’è una vocina dentro la vostra mente che si rifiuta di arrivare fino alla conclusione finale, perché per quanto sia la spiegazione più logica, stravolge ogni vecchia logica sulla quale avete basato la vostra intera vita. Fino ad ora.

Chi ha visto il bellissimo film “Il Tredicesimo Piano” (se non lo avete ancora fatto, vedetelo, ne vale la pena), ricorderà sicuramente che uno dei protagonisti ad un certo punto intraprende un viaggio in macchina, per verificare con i suoi occhi se l’idea che stesse vivendo in una simulazione di un computer fosse veritiera.
Ebbene, il nostro personaggio ad un certo punto, dopo aver violato una moltitudine di segnali che gli intimavano di fermarsi e non andare oltre, trova quelli che sono i ‘confini del suo mondo‘. Così come si può vedere nella foto in testa a questo articolo, presa da una scena del film, al di là di un certo limite esiste solo una ‘bozza’ del mondo, costituita da una rappresentazione in ‘wireframe’, come quelle di alcune immagini computerizzate. Chiunque abbia dimestichezza con la programmazione dei videogiochi sa benissimo che le scene del videogame vengono costruite all’occorrenza, rappresentando solo ed esclusivamente i particolari che sono visualizzati sullo schermo. In altre parole, quando nello svolgimento del gioco lasciamo un ambiente per entrare in un altro, il vecchio ambiente non viene più ‘renderizzato’, dato che non essendo più utile, si evita di sprecare prezioso tempo di elaborazione per costruire oggetti e muri che non vengono più visualizzati.

Ecco, in un videogame (così come anche nel film che ho menzionato), l’affermazione che esiste solo il qui e ora è pienamente valida e verificabile. Le scene trascorse semplicemente non esistono più. Viene creato, istante per istante, solo ciò che è sotto la diretta visione del giocatore.

Ma nella realtà cosa accade?

Ebbene sì, lo sto per dire, anche se forse non lo avreste mai voluto sentire:

Esattamente come in un videogioco, anche nella realtà vengono materializzate solo ed esclusivamente le cose che sono sotto la nostra diretta percezione.

Qui uso il termine ‘percezione’ perché vanno inclusi tutti e cinque i sensi, non solo la vista. Sento nettamente quella vocina nella vostra mente che vi sta suggerendo che sono tutte pazzie, e vi sta esortando a lasciare questa pagina, maledendo il tempo perso per leggere fino a qui.

Fermati, perché avevo promesso di condurti per mano fino in fondo, ed è proprio quello che farò.
Avrai sicuramente sentito parlare dell’esperimento delle due fessure, quello in cui la fisica quantistica è riuscita a dimostrare sperimentalmente che la materia esiste solo quando viene osservata. Io direi ‘percepita’, perché come ho già detto vanno considerati alla stessa stregua tutti e cinque i sensi.
Lo ribadisco, nel caso non fosse chiaro:

Quando una particella non viene osservata, semplicemente non esiste. Ciò che esiste al suo posto è solo un’onda di probabilità, che indica la probabilità con cui la particella può apparire in un certo punto dello spazio-tempo quando viene osservata. No osservazione, no particella.

Bene. Questo vuol dire che se in questo momento nessuno dei tuoi sensi ha percezione di quello che c’è all’interno della tua casa al mare, lontana 50 Km, per la fisica quantistica quella casa, e tutto ciò che contiene, semplicemente non esiste. Come non esiste? Ma se mi reco lì la vedo, e ci posso anche entrare, obietterai.
Certo, ma quando ti rechi lì, la casa la stai osservando, e quindi la stai materializzando all’occorrenza. Come fa quella casa a materializzarsi sempre uguale, al solito posto, con lo stesso colore dei muri e del tetto? Semplice, perché secondo la fisica quantistica quello che percepisci è la materializzazione (o collasso) della funzione d’onda che descrive quella casa.
La funzione d’onda può essere considerata come una ‘forma pensiero’ che esiste nella nostra mente. La casa la ricrei istante per istante in base alla forma pensiero o ‘idea’ che hai di quella casa.

Insomma, tutto ciò che non è sotto la nostra diretta percezione, semplicemente non esiste, e viene di conseguenza materializzato all’occorrenza, nel momento esatto in cui ne abbiamo percezione. Ecco quindi perché, oltre all’adesso, esiste solo il ‘qui’.
Ma del resto non potrebbe essere altrimenti, considerando che viviamo all’interno di un sogno. Se in un sogno notturno sogni una casa, e poi cambiando sogno o allontanandoti da essa non la vedi più, al tuo risveglio credi che quella casa continuava ad esistere da qualche parte anche quando non faceva più parte del tuo sogno? Naturalmente no, era solo un’immagine nella tua mente che ricreavi all’occorrenza.

Bene, considera che anche questo mondo che ti sembra così reale è un’immagine nella tua mente, nel caso volessi comprendere più a fondo quello che ho appena detto in questo post.

Il monaco che non aveva un passato Book Cover Il monaco che non aveva un passato
Paolo Marrone
Romanzo fantasy
Mondadori
2017
14x21,5
113

Il monaco che non aveva passato non è solo un romanzo avvincente ma un vero e proprio percorso iniziatico.

Il protagonista vive un’esperienza indimenticabile a stretto contatto con un anziano monaco all’interno di un monastero tibetano, dove verrà introdotto a una serie di verità sconvolgenti. Gli verranno rivelati una realtà inimmaginabile e un mondo inesplorato, e grazie ai saggi insegnamenti del Maestro molte delle certezze su cui si basa la sua vita si scioglieranno come neve al sole.

Il monaco che non aveva un passato spingerà con forza il lettore oltre ogni confine conosciuto, mettendo in discussione la verità di tutto ciò che crede già di sapere...(Continua)

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